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Lunedì 8 marzo 2021 - 11:37

Report Legambiente: rifiuti radioattivi sono problema collettivo

La situazione in Europa. In Italia allarme su traffico illecito
Report Legambiente: rifiuti radioattivi sono problema collettivo

Roma, 8 mar. (askanews) – Legambiente torna a denunciare il problema dell’illegalità nella gestione dei rifiuti radioattivi in Italia. Dal 2015 al 2019, il lavoro svolto dall’Arma dei carabinieri, attraverso il Comando Tutela Ambiente e il Cufa, ha portato alla denuncia di 29 persone, con 5 ordinanze di custodia cautelare, 38 sanzioni penali comminate e 15 sequestri effettuati a seguito dei 130 controlli effettuati. Sono alcuni dei dati raccolti dall’associazione nel nuovo report “Rifiuti radioattivi ieri, oggi e domani: un problema collettivo”, lanciato in vista del X anniversario dall’incidente di Fukushima, in cui tratta il tema in questione facendo anche una panoramica della situazione a livello nazionale ed europeo.

L’Italia – afferma Legambiente – oltre a dover gestire la pesante eredità lasciata dalle centrali e dai depositi nucleari collocati in siti inidonei, pericolosi e spesso a rischio di esondazione, si trova a dover far i conti con il grande problema del traffico illecito di rifiuti radioattivi, causati anche dall’elevato costo di smaltimento. Un settore su cui la criminalità organizzata ha già da tempo puntato gli occhi come descritto dai numerosi rapporti di Legambiente pubblicati a partire dalla metà degli anni ’90.

L’esistenza di un’illegalità “sommersa” – prosegue Legambiente – viene confermata anche dai dati del Ministero della giustizia pubblicati nel Rapporto Ecomafia 2020: dal 2015 (anno di entrata in vigore dei delitti contro l’ambiente tra cui quello di traffico e l’abbandono di materiale ad alta radioattività) al 2019 i procedimenti penali avviati sono stati 25, di cui ben 14 contro ignoti (anche a causa del fenomeno delle cosiddette “sorgenti orfane” abbandonate tra i rifiuti e di cui non si riesce a tracciare l’origine), con 10 persone denunciate e un arresto. Tra le inchieste, l’ultima in ordine di tempo, ha visto impegnata lo scorso febbraio la Direzione distrettuale antimafia di Milano che è riuscita a smantellare un’associazione a delinquere, con forti connessioni con la ‘ndrangheta, attiva nel traffico illecito di rifiuti, tra cui anche 16 tonnellate di rame trinciato contaminato radioattivamente.

Per fermare la rincorsa alla “radioattività in nero”, oltre alla realizzazione del deposito nazionale di rifiuti a media e bassa attività e alla piena applicazione della legge 68/2015 che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale, per l’associazione ambientalista è indispensabile anche la rapida entrata a regime del Sistema informatico di tracciabilità di tutta la filiera legata all’uso di materiali e/o sorgenti radioattive, dal commercio alla detenzione, previsto dal decreto legislativo 101 entrato in vigore nell’agosto dello scorso anno e che ha finalmente recepito nel nostro Paese la direttiva Euratom del 2013.

Tale decreto – ricorda Legambiente – ha introdotto l’obbligo di comunicare i dati sulla produzione e gestione di questa tipologia di rifiuti, con sanzioni penali e amministrative nel caso di violazioni: si va dai 10mila euro di sanzione amministrativa per l’inottemperanza agli “obblighi di comunicazione, informazione, registrazione o trasmissione”, ai tre anni di arresto per “chiunque effettua lo smaltimento, il riciclo o il riutilizzo di rifiuti radioattivi senza l’autorizzazione”.

(segue)

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