Header Top
Logo
Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Cronaca
  • Disabilità, S.Egidio: ripresa lavoro vera sfida post-Covid

colonna Sinistra
Mercoledì 17 febbraio 2021 - 16:18

Disabilità, S.Egidio: ripresa lavoro vera sfida post-Covid

"Ristorazione in crisi ma noi riapriremo per i nostri ragazzi"
Disabilità, S.Egidio: ripresa lavoro vera sfida post-Covid

Roma, 17 feb. (askanews) – Una attività florida, 130 coperti al giorno nel cuore di Roma, a Trastevere, una attività che, oltre alla Trattoria, si allargava con l’ingresso nel mondo del catering. Senza contare l’annesso servizio, senza scopo di lucro e per spingere i ragazzi con disabilità alla socialità, fatto di ben 9 laboratori d’arte sparsi per la Capitale con il coinvolgimento di circa 300 persone diversamente abili. Tutto spazzato via in pochi mesi dalla pandemia che anche a Roma ha picchiato duro portando gli esercizi commerciali e di ristorazione a chiudere i battenti. Naturalmente anche le realtà della cosiddetta economia sociale – anche le più strutturate come quelle che fanno capo alla Comunità di Sant’Egidio – hanno subito un fortissimo impatto dal Covid. A parlarne con Askanews è Paola Scarcella, responsabile formazione e inserimento lavorativo disabili della Comunità e presidente della Cooperativa “Pulcinella” che gestisce la “Trattoria degli Amici” nella centralissima piazza S.Egidio a Trastevere. “A marzo – afferma – tenteremo di riaprire seguendo ovviamente le norme anti-Covid, anche se con un minimo di personale. Ne va della sopravvivenza della Trattoria che impiega, tra l’altro, 11 persone disabili assunte a tempo indeterminato”. Un esercizio di ristorazione che, fino a pochi mesi fa, forniva pasti e bevande con un servizio di catering per una struttura di accoglienza per profughi e migranti, sia a pranzo che a cena. “A marzo sarà, di fatto, un anno che la trattoria è rimasta chiusa per il lock down ed ha riaperto solo in parte per il take away. Purtroppo in una zona come quella di Trastevere, ormai ad altissimo impatto turistico, in questi mesi l’asporto ha funzionato pochissimo. Qui la gente viene per stare insieme, socializzare, sedersi e mangiareà Stiamo soffrendo moltissimo questa situazione con una riduzione degli introiti del 90%. Ora i nostri dipendenti sono tutti in cassa integrazione”.

Ma per le persone con disabilità si deve affrontare un problema nel problema. “Questi ragazzi mi chiamano ogni giorno per chiedermi quando riapriamo. Per loro non era solo lavoro ma anche un decisivo strumento di socialità, di uscita da casa, di impegno. E per le loro famiglie la situazione non è migliore con la riduzione all’osso di ogni servizio. Ripeto è un periodo duro. Fino ad ora anche per quel poco di lavoro che è rimasto abbiamo deciso di non richiamare i nostri dipendenti con disabilità. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e per il loro bene. Molti di loro, che il lavoro ha reso autonomi, arrivano qui in Trattoria con i mezzi pubblici con tutti i pericoli che conosciamo. Debbo poi dire che un altro problema che abbiamo riscontrato è nei contesti familiari sempre più gravati dalla solitudine senza contare che alcuni di questi nuclei contavano anche sugli stipendi dei figli”. Ma se il presente non aiuta, il futuro presenta sfide non semplici.”Lo dico sempre – prosegue la responsabile di Sant’Egidio – dobbiamo resistere ancora perché non possiamo e non vogliamo chiudere, come purtroppo vediamo stanno facendo tanti altri esercizi di ristorazione, perché nel nostro caso significherebbe far morire un sogno. La nostra attività è iniziata anni fa davvero come una grande scommessa, fatta da persone che fondamentalmente neppure sapevano nulla di ristorazione. La scommessa era quella di dimostrare che i disabili possono lavorare e che questo è un bene anche dal punto di vista aziendale e non rappresenta un handicap dal punto di vista dell’efficienza e, quindi, dell’economia. Oltre agli sgravi fiscali che si possono ottenere, queste persone, con i loro tempi e se ben formate, rappresentano una ricchezza: danno una caratteristica particolare ad un locale, per la loro simpatia e umanità. Questa è stata la nostra esperienza sul campo. La cosa più difficile è cambiare la cultura e la mentalità. Come vedo il futuro? Appena possibile riapriremo, anche con personale ridotto. Sarà una cosa lenta e graduale ma sono certa che ne verremo fuori. Forse già in estate e con l’aiuto dei vaccini. Noi non molliamo”.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su