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Giovedì 19 novembre 2020 - 07:05

“C’è luce in fondo al tunnel” (così l’immunologo Alberto Mantovani)

Per "personalizzare" le cure
“C’è luce in fondo al tunnel” (così l’immunologo Alberto Mantovani)

Roma, 19 nov. (askanews) – Per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Rozzano e professore emerito all’Humanitas University a Milano, “c’è luce in fondo al tunnel”. Secondo lo studio pubblicato su Nature Immunology presto ci sarà un test per prevedere chi, fra i positivi, si ammalerà in modo grave.

“Con i colleghi del Papa Giovanni XXIII di Bergamo abbiamo trovato un mattone del sistema immunitario legato alla forma grave della malattia. Può essere individuato con un esame semplice ed economico, un test sierologico che si aggiunge a quelli disponibili. Lo abbiamo provato su circa 150 pazienti da noi e a Bergamo. Livelli elevati di questa proteina sono associati a un altissimo rischio di aggravamento”, ha spiegato a Repubblica.

“Per un medico è importante sapere su chi concentrare l’attenzione. In futuro servirà a dare i farmaci giusti a chi ne può beneficiare di più”, aggiunge, sottolineando che “sarà importante identificare i pazienti che possono trarre beneficio da una cura. Andare verso la personalizzazione”.

Il test è al momento nella fase di prova: “Lo abbiamo dato a vari laboratori scientifici, pensiamo di portare avanti la validazione con il San Gerardo di Monza e il San Raffaele di Milano. Non saprei indicare i tempi per lo sviluppo industriale e la messa in commercio”.

“La proteina che abbiamo trovato si chiama Ptx3 e ha una storia interessante, perché è un antenato degli anticorpi. Un suo parente si trova in specie ancestrali come il limulus, creatura con molte centinaia di milioni di anni. I primi anticorpi invece sono apparsi dopo, circa 300 milioni di anni fa. Ptx3 è una scoperta tutta italiana, ci lavoriamo da almeno vent’anni” e “una sua presenza molto alta è indice di una risposta immunitaria non riuscita. Segnala un livello di infiammazione elevato nei polmoni, ma la troviamo in grandi quantità anche nell’endotelio intorno ai coaguli di sangue che tanti danni provocano nel Covid”.

Dmo/Int9

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