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Mercoledì 5 agosto 2020 - 12:06

Stilista morta a Milano, consulenti pm: strangolata e poi impiccata

La Repubblica: "Individuate due lesioni, svolta nelle indagini"
Stilista morta a Milano, consulenti pm: strangolata e poi impiccata

Milano, 5 ago. (askanews) – Prima strangolata a morte e poi impiccata quando ormai il suo cuore aveva già smesso di battere per simulare un suicidio. E’ il risultato dei nuovi accertamenti tecnico legali, disposti per sciogliere ogni dubbio sulla morte di Carlotta Benusiglio, la stilista di 37 anni trovata appesa la mattina del 31 maggio 2016 a un albero dei giardinetti di piazza Napoli a Milano. Un giallo rimasto finora irrisolto e alimentato soprattutto dalla posizione in cui venne ritrovato il cadavere: il corpo della vittima era infatti appoggiato al tronco dell’albero con una sciarpa stretta attorno al collo e legata a un ramo, ma i suoi piedi toccavano terra.

La svolta nelle indagini, come rivela il quotidiano “La Repubblica” nelle pagine di cronaca milanese, potrebbe arrivare proprio dai nuovi accertamenti ordinati dal pm Gianfranco Gallo, titolare del fascicolo di indagine che vede Marco Venturi, il fidanzato di Carlotta e l’ultima persona ad averla vista ancora in vita, indagato per omicidio volontario e maltrattamenti. Dopo gli esisti opposti delle varie consulenze effettuate nella primissima fase dell’inchiesta e la perizia disposta dal gip che aveva escluso la presenza di lesioni compatibili con lo strangolamento individuando come causa del decesso “un’asfissia provocata da impiccamento” e dunque un suicidio, è il test della glicoforina ad aprire nuovi scenari nelle indagini avviate più di 4 anni. Un esame che ha portato gli investigatori a individuare due lesioni. La prima, all’altezza della tiroide, avrebbe provocato nel corpo della vittima il rilascio di una quantità tale di sangue da far ritenere che in quel momento il cuore della 37enne pompava ancora. La seconda, quella provocata dalla sciarpa stretta attorno al collo, avrebbe invece rilasciato una quantità minima di sangue proprio perchè a quel punto Carlotta era già morta.

In base a questa ricostruzione, la donna sarebbe stata prima strangolata all’apice di un litigio finito in tragedia. E poi appesa a un albero con una messa in scena architettata proprio per simulare il suicidio. A far propendere gli inquirenti per questa ipotesi, anche l’analisi delle telecamere di sorveglianza della zona: nei filmati si vede Carlotta “in un angolo del giardino” e Venturi “mentre la seguiva a pochi passi di distanza” e poi lo stesso uomo che “si allontanava dallo stesso punto, pochi minuti più tardi”.

Nuovi elementi che però non sono bastati a convincere il gip: la richiesta di arresto presentata dal pm Gallo nel marzo 2019 è stata rigettata nelle scorse settimane. Da qui il ricorso al Tribunale del Riesame da parte della procura. Il verdetto dei giudici è atteso a settembre.

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