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Lunedì 3 agosto 2020 - 10:07

Oggi l’inaugurazione. A due anni dal crollo l’Italia si rialza

Piano al Secolo XIX: è figlio di una tragedia, ha un'eredità pesante
Oggi l’inaugurazione. A due anni dal crollo l’Italia si rialza

Roma, 3 ago. (askanews) – Alle 11.36 del 14 agosto 2018 crollava il Ponte Morandi di Genova, uccidendo 43 persone e aprendo una profonda ferita nella città e nel Paese. Oggi, a distanza di due anni dalla tragedia, Genova ripartirà nel segno del nuovo ponte – San Giorgio – che sarà inaugurato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il premier Giuseppe Conte in una cerimonia in diretta televisiva. L’appuntamento è previsto per le 18. Si comincerà, secondo programma, con tre minuti di silenzio e poi la lettura dei nomi delle vittime. Ci saranno tra gli altri anche il sindaco e commissario straordinario Marco Bucci, il presidente della Regione Liguria, Toti, e l’architetto Renzo Piano, che ha firmato il nuovo progetto. ‘È il simbolo di una nuova Italia che si rialza’, ha detto il premier.

I lavori per la costruzione del passante sono durati 15 mesi. Li hanno portati avanti Webuild e Fincantieri. Terminati i lavori di finitura sulla parte superiore del Ponte, emesso con esito favorevole il Certificato di Collaudo Statico, effettuata quindi l’ispezione di viabilità per consentire l’apertura al traffico, con la firma del Protocollo d’Intesa, il Ponte passerà dalla Struttura Commissariale al Ministero delle Infrastrutture e dei Traporti e quindi al Concessionario che, presa in carico l’infrastruttura, procederà con l’apertura all’esercizio.

Webuild e Fincantieri hanno spiegato di aver fornito tutta la documentazione tecnica e di qualità che ripercorre un anno scandito dalla costruzione dei 1.067 metri del ponte, con le 18 pile alte fino a 45 metri che sorreggono l’opera, con i 19 impalcati e i 67mila metri cubi di calcestruzzo. Un lavoro molto impegnativo portato avanti per circa 420 giorni complessivi dal posizionamento del primo palo alla consegna al Commissario, oltre 10.100 ore di lavoro, tutti i giorni escluso il solo giorno festivo di Natale e i giorni di blocco dovuti alle condizioni metereologiche proibitive. Un lavoro su turni per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, realizzato da oltre 1000 persone di 40 mestieri differenti impegnati in alcuni momenti in venti cantieri paralleli per proseguire senza sosta, anche durante l’emergenza sanitaria del Covid, i lavori dell’opera bandiera del Paese. Tutte le persone che hanno preso parte a questa impresa hanno il loro nome inciso sulla targa bronzea svelata durante il concerto dell’Accademia di Santa Cecilia, il 27 luglio, benedetta dall’Arcivescovo di Genova Monsignor Marco Tasca, che sarà issata su una delle pile.

Gli ultimi giorni di lavoro – che non si sono fermati neppure durante il Concerto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia diretta dal Maestro Antonio Pappano il 27 luglio – hanno visto il cantiere impegnato nella posa dello strato di usura (lo strato di asfalto più superficiale, dell’altezza di 4 cm), nell’installazione della segnaletica orizzontale e verticale e del sistema robotico che verificherà lo stato di integrità dell’infrastruttura e permetterà di intervenire con eventuali azioni di manutenzione in via preventiva.

L’archistar Renzo Piano, in una intervista al Secolo XIX, oggi spiega: ‘Auguro al ponte una vita lunga, e soprattutto felice. E’ figlio di una tragedia, ed è un’eredità pesante. Quando finisci un’opera, sia essa un’università, una biblioteca, una sala da concerti, è naturale augurarle lunga vita: qui ancora di più, per il significato reale e simbolico che ha un ponte: collegare, unire, ricucire un territorio ferito. Piano poi aggiunge: ‘A una creatura che comincia la sua vita, che cosa puoi augurare se non di essere amata? Anche il ponte dovrà essere amato, adottato, entrare nell’esperienza della gente. Finché un’opera non la fai tua, non diventa un pezzo di te. Essendo erede di una tragedia, il ponte dovrà sapersi conquistare l’affetto della comunità. È vero che c’è un robot che analizza i dati, che il ponte sarà sempre controllato e manutenuto, ma nessuna opera può durare per un tempo lungo, per mille anni, se non è amata.

Lungo tutto il percorso del ‘San Giorgio’ – si sottolinea – sono stati installati moduli fotovoltaici progettati, prodotti e forniti dal Gruppo STG, in vetro-vetro con serigrafia connection hide che nasconde le connessioni tra celle e stringhe di colore grigio metallizzato e che riprende il colore del ponte facendo contrasto con le celle policristalline di color argento screziato. Un Robot Wash è in grado di pulire le superfici vetrate da detriti e polveri.

Massimo Spada, Presidente del Gruppo STG, era presente al concerto inaugurale e così ha commentato: ‘Una emozione vedere un’opera italiana di così alto livello, architettonico e tecnologico. Siamo davvero orgogliosi e fieri di aver contribuito con i nostri prodotti alla realizzazione di questa importante infrastruttura che rimarrà nella Storia come esempio dell’intraprendenza e capacità delle nostre imprese italiane con un lavoro svolto in pieno coordinamento che ha visto coinvolte migliaia di maestranze specializzate. Abbiamo prodotto e fornito moduli fotovoltaici vetro-vetro di ultima generazione dove ogni singolo vetro contiene 35 celle per una potenza stimata di 135Wp, ed è realizzato con due strati di vetro temprato da 5mm di pessore mentre l’incapsulante utilizzato è il SentryGlas (SG) che conferisce al modulo una maggiore rigidità. I vetri fotovoltaici concorrono all’alimentazione di sistemi di servizio del ponte come la sensoristica, l’illuminazione e la robotica.

Dopo le analisi positive riguardanti il collaudo statico dell’Anas si registra anche la soddisfazione dell’amministratore delegato di Webuild, Pietro Salini: ‘Questo ponte è il sogno di una vita. Siamo riusciti a fare una cosa bellissima. E l’abbiamo fatta col cuore ed eventuali margini dovessero derivare per noi da questa impresa andranno tutti in beneficenza. Insomma ‘abbiamo messo in quest’opera tanta tecnica quanta passione, come le note della musica che ha risuonato in questa valle per le nostre maestranze durante il concerto del 27 luglio. Abbiamo lavorato notte e giorno per spirito di servizio nei confronti del Paese – ha proseguito Salini – e siamo stati orgogliosi di poter collaborare con 330 piccole aziende da tutta Italia che rappresentano l’eccellenza del nostro made in Italy. Un lavoro di squadra esemplare che è lo stesso che anima il nostro Progetto Italia: concretezza, capacità straordinarie e passione.

Nessuno però può dimenticare quello che è successo. Il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, in una intervista al Fatto quotidiano, spiega: ‘Nei casi delle altre tragedie di cui mi sono occupato si sono completati i gradi dimerito nei tempi. L’esito del processo è un altro discorso, ma è un nostro obiettivo evitare che l’indagine sul ponte si concluda con una denegata giustizia: è inaccettabile, soprattutto in vicende delicate come questa. E poi: ‘Mi sono occupato di diversi disastri che hanno coinvolto opere umane ed è sempre arduo ipotizzare che sia un caso. Può esserci un fattore naturale che agevola un processo, pensiamo alle alluvioni del 2011 o del 2014, o comportamenti che diventano concausa del disastro, ma in questo caso bastava rifarsi a Renzo Piano: un ponte non ha margini di aleatorietà o insicurezza, un ponte è un’opera di ingegneria basata su calcoli e che deve rispettare norme di progettazione, costruzione e manutenzione. Se così è, non può crollare.

Rispetto all’inchiesta Cozzi spiega: ‘Aspettiamo l’esito dell’incidente probatorio, ma le risultanze di indagine fino a questo momento non ci hanno fatto convincere del contrario. C’è un pregiudizio contro Autostrade?, chiede il Fatto. ‘Fin dall’inizio la procura ha vagliato tutte le possibili ipotesi, senza escluderne nessuna. Dal fulmine al cedimento del terreno, posso assicurare che è stato dato incarico ai nostri consulenti di valutarle.

Cozzi denuncia anche lo stato di incuria in cui versano le infrastrutture, in particolare in Liguria: ‘Si sono accumulati anni di ritardi nelle ispezioni. Dal quadro complessivo emerge che l’infrastruttura autostradale negli ultimi 50 o 60 anni aveva necessità di una cura e un’attenzione probabilmente superiore, altrimenti non si spiega come all’improvviso le ispezioni abbiano dato certi risultati o perché Placido Migliorino, il perito del Mit, abbia parlato del 95% di gallerie a rischio in Liguria.

Nav/int11

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