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Mercoledì 15 luglio 2020 - 14:49

Veneto, procuratore Cherchi: ormai chiaro radicamento ‘ndrangheta

In allarme anche l'imprenditoria veneta

Venezia, 15 lug. (askanews) – “Tutto il Veneto, da est ad ovest, ha una presenza articolata e radicata nella struttura sociale” della criminalità organizzata che “passa soprattutto dalla ‘Ndrangheta, che è rappresentata da tutte le organizzazioni”: lo ha dichiarato il procuratore distrettuale antimafia, Bruno Cherchi, presentando i risultati delle indagini del Ros dei carabinieri contro le famiglie ‘ndranghetiste che si sono insediate soprattutto in Provincia di Verona. Secondo Cherchi, non è più il caso di parlare di infiltrazioni ma “di ormai forte radicamento delle organizzazioni criminali”. Il procuratore ha specificato che il suo “non è più un grido di allarme ma l’evidenziazione di un sistema che è presente ed è finalmente noto alle cronache giudiziarie”. In allarme è anche l’imprenditoria veneta, come più volte ammesso dai dirigenti delle diverse associazioni. “Da tempo – ha sottolineato Cherchi – ci siamo rivolti alle organizzazioni imprenditoriali perché elevino l’attenzione a questi fenomeni”. Per il procuratore dell’Antimafia, si tratta infatti di “un dato acquisito che sta inquinando la vita economica e rompe il rapporto sano della domanda e dell’offerta”. Secondo Cherchi, occorre, anzi è urgente, “una risposta complessiva dello Stato, fornendo anche supporto alla Dda con personale amministrativo e magistrati, almeno per coprire gli organici”. Sono 33 gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip del Tribunale di Venezia, su richiesta della locale Dda. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, ma anche di riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose. Oltre un centinaio le persone raggiunte da avvisi di garanzia. Il radicamento in Veneto, e specificatamente nel veronese, di cui parla il procurato Cherchi risale ancora ad una ventina di anni fa, quando esponenti di ‘Ndrine della Piana di Gioia Tauro interagivano con imprenditori e operatori economici nei territori veronesi, specie quelli al confine con Lombardia ed Emilia-Romagna. I destinatari dei 33 provvedimenti cautelari, di cui 26 sono in carcere e 7 con obbligo di firma, sono esponenti delle famiglie calabresi Gerace, Albanese, Napoli e Versace, stanziate soprattutto a Sommacampagna e in zone limitrofe. Tra i tanti commenti alla vicenda, c’è quello del ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme Federico D’Incà, veneto, che ha sottolineato: “Un plauso va alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia per la brillante indagine che ha portato all’arresto di 33 persone e a oltre 100 indagati con l’accusa di gravi reati. Un’operazione che conferma, da un lato, la costante lotta dello Stato nei confronti dei fenomeni criminali e, dall’altro, la presenza di strutture legate alla ‘Ndrangheta nella nostra regione. Negli ultimi mesi – evidenzia D’Incà – abbiamo assistito a diversi interventi da parte degli inquirenti e delle Forze dell’ordine nei confronti della criminalità organizzata, anche per quanto riguarda il contrasto ai reati ambientali. Come già ribadito, nessuno può sottrarsi allo Stato: il governo continuerà a lottare per la legalità, senza mai abbassare la guardia sulle infiltrazioni malavitose nel territorio”.

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