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Mercoledì 11 marzo 2020 - 17:04

L’italiana a Wuhan: qui ce l’abbiamo fatta con regole e sorrisi

Tanta solidarietà, ignorate le fake news e po' di sana ironia
L’italiana a Wuhan: qui ce l’abbiamo fatta con regole e sorrisi

Milano, 11 mar. (askanews) – “Italiani siate solidali: è quello che aiuta in questo momento. Io ho condiviso il cibo con i vicini e sconosciuti mi hanno aiutato a pagare online il conto della spesa. Non fatevi prendere dal panico e quindi occhio alla fake news: informatevi solo attraverso fonti affidabili. Proteggetevi dal contagio. Non uscite e se andate al supermercato evitate gli affollamenti. ‘Fate gruppo’ online, scambiandovi consigli utili con gli altri. E soprattutto usate l’ironia, cercate di ridere il più possibile”. Sono i consigli per “affrontare il virus col sorriso nel cuore” e passare “in maniera più leggera” le lunghe giornate in casa che si apprestano a trascorrere gli italiani. Da Wuhan, Cina, Sara Platto racconta ad askanews via skype come ha trascorso i suoi primi 50 giorni di isolamento in casa, con le misure restrittive tuttora in vigore, e come affrontare senza drammi il lungo periodo di isolamento che si prospetta anche in Italia.

Platto, professore associato di “Benessere e comportamento animale” alla Jianghan University e consulente scientifico per la China biodiversity conservation & Green development foundation, è tra pochi italiani, una decina, che hanno deciso di rimanere nella città cinese dopo lo scoppio dell’epidemia Covid-19 e di non rientrare in Italia. Come tutti i cittadini di Wuhan è obbligata a stare in casa dal 23 gennaio scorso. Agli italiani, che dovranno rimanere a casa per ancora quasi tre settimane, la docente bresciana raccomanda di comunicare online con gli amici, fare “un gruppo serio ma in cui si chiacchiera, si scherza e si danno informazioni utili. Noi italiani a Wuhan abbiamo creato un gruppo su WeChat e ci siamo sostenuti a vicenda: abbiamo deciso di non condividere alcuna informazione che non provenisse da fonti affidabili, perché giravano video falsi terrorizzanti. E di attenerci per le cose pratiche solo a informazioni serie, per esempio dove acquistare prodotti online”.

Elemento essenziale: l’umore. “Cerchiamo di sorridere. Sperimentiamo il lato comico della quotidianità: ho fatto esplodere la macchina per il pane e ho postato il video, per ridere. Sono stati 50 giorni in fin dei conti leggeri grazie a questo sostegno reciproco. E’ stato davvero utile”.

Il paradosso, a Wuhan, è che parlando di Coronavirus ora i cinesi siamo noi. “Qui si chiedono come mai gli italiani non rimangono a casa – spiega Platto – e perché chi esce va in giro senza mascherina. Per me è difficile rispondereà è che noi italiani facciamo le cose un po’ così. L’immagine che arriva degli italiani è quella di un popolo che non rispetta le regole, che se ne frega. Ma il mio consiglio è di seguire davvero le regole”.

Platto è rimasta chiusa in casa, e lo è tuttora, col figlio dodicenne. Ma non si considera una sopravvissuta. Non è facile stare tutto questo tempo senza uscire, ma “si può fare, stiamo bene – racconta – Abbiamo cibo a sufficienza. Ho avuto grandissima solidarietà da parte dei miei vicini cinesi, gente che non avevo mai visto in vita mai. Si sono mossi per darmi una mano. Mio figlio segue la scuola online. Durante il giorno cerca di organizzarsi per fare qualcosa, lo spingo a chiamarli per mantenere una connessione, fare una chiacchierata: giocano a dungeons and dragons. Anche gli insegnanti aiutano: chiamano i ragazzi, stanno anche un’ora al telefono con loro per chiedergli come stanno, che cosa fanno. Io lavoro da casa, anzi da quando è iniziata l’epidemia lavoro di più. Qui lavorare da casa è quasi normale. Secondo me gli italiani devono imparare anche questa cosa, lavorare in remoto. Che è anche abbastanza ecosostenibile: non devi usare la macchina, i mezzi”.

“Qui le misure hanno funzionato – prosegue Sara Platto – I numeri del contagio sono ottimi, tanto che si pensava che già da oggi si riprendesse lentamente una vita normale, con il permesso ad alcune categorie di tornare al lavoro. Ma bisognerà aspettare la fine del mese, perché il governo vuole essere sicuro di non registrare più casi di contagio per alcuni giorni consecutivi”.

I 14 ospedali allestiti per l’epidemia sono stati chiusi, spiega. “E in Cina il governo impone a chi arriva dall’Italia o dalla Corea di farsi 14 giorni in un ospedale designato dalle autorità. Chi arriva da altri Paesi viene messo in isolamento a casa. Intelligentemente – aggiunge – la Cina non ha bloccato i voli, perché ha bisogno di insegnanti, di know how, ma ha fatto la cosa giusta: mettere chi arriva in quarantena”.

“All’inizio, per tre settimane, le autorità avevano chiuso tutto tranne i negozi di alimentari, che potevano ancora essere raggiunti per fare la spesa”. “Poi – prosegue – è stato chiuso tutto. Proibito uscire. E’ stato sigillato il residence dove vivo, gli acquisti online. Chiusa non solo Wuhan, ma tutta la regione, isolata dal resto della Cina, bloccati i trasporti. Si fa tutto tramite le app, che servono anche per pagare e in Cina sono il mezzo più diffuso”.

Platto esprime disappunto per la “discriminazione che hanno subito all’inizio i cinesi in Italia. Eppure, il motivo per cui il virus si è diffuso soprattutto in Lombardia e in Veneto è perché in queste due regioni ci sono le sedi delle maggiori aziende con filiali in Cina: è stata data la colpa ai cinesi che vivono in Italia, ma il virus è stato portato dagli italiani che lavorano in queste aziende e che tornati in Italia prima del capodanno cinese: non sono stati controllati e sono andati in giro, mentre i cinesi a Wuhan si chiudevano in casa per fare la quarantena. E’ facile dare la colpa allo straniero”.

Mancano ancora venti giorni alla possibile fine dell’isolamento a Wuhan. La ripartenza sarà graduale, i trasporti riprenderanno e così pian piano le attività. Intanto, due cinesi si sono presentati alla porta di Sara con un enorme pacco di spaghetti. E una scritta: “Sara be strong, China will fix it” (“Sara sii forte, la Cina sistemerà tutto”).

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