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Mercoledì 12 giugno 2019 - 14:26

## Tallone d’achille e asso nella manica, il Papa riceve i nunzi

Da mercoledì a sabato in Vaticano i rappresentanti pontifici
## Tallone d’achille e asso nella manica, il Papa riceve i nunzi

Città del Vaticano, 12 giu. (askanews) – Tra le riforme più incisive promosse da Papa Francesco, e tra le più misconosciute, vi è la creazione, nel novembre del 2017, di una terza sezione della Segreteria di Stato che, affiancata alla prima (affari generali) e alla seconda (relazioni con gli Stati), si occupa esclusivamente del personale di ruolo diplomatico della Santa Sede. Una struttura, affidata al monsignore polacco Jan Romeo Pawlowski, che intende ‘dimostrare – così recitava il comunicato vaticano – l’attenzione e la vicinanza del Santo Padre e dei Superiori della Segreteria di Stato’ ai nunzi apostolici. Due parole scelte accuratamente, attenzione e vicinanza, che fanno trasparire il ruolo cruciale degli ambasciatori vaticani, l’importanza che questo Papa attribuisce loro, le devastanti ricadute che hanno le malefatte di alcuni di loro sull’immagine mondiale della Santa Sede.

Non è un caso che nel 2013 Jorge Mario Bergoglio, da poco eletto, convocò a Roma tutti i suoi nunzi per poter parlare con ognuno di loro faccia a faccia, al costo di dare forfait ad un concerto in suo onore in aula Paolo VI. Quella poltrona bianca rimasta vuota fu segno di disinteresse del nuovo Pontefice all’etichetta vaticana e, in filigrana, risarcimento ad una classe diplomatica che è da sempre fiore all’occhiello dello Stato Pontificio ma era stata trascurata, se non bistrattata, nell’era di Benedetto XVI e del cardinale Tarcisio Bertone. Attenzione rinnovata tre anni dopo, nel 2016, e, che, tradizione ormai invalsa, torna a ripetersi in questi giorni, quando, da oggi a sabato, 103 rappresentanti pontifici, di cui 98 nunzi apostolici e cinque osservatori permanenti, e, l’ultimo giorno, anche 46 nunzi in pensione, sono a Roma per incontrare il Papa e i suoi collaboratori della Curia romana. Domani, 13 giugno, i partecipanti alla riunione saranno ricevuti in udienza dal Papa che rivolgerà loro un discorso, mentre sabato 15 giugno assisteranno alla messa che come ogni mattina Francesco celebra nella cappella della sua residenza e pranzeranno poi con lui nella stessa Casa Santa Marta prima di riprendere la strada della loro sede diplomatica.

Sarà l’occasione, ha reso noto il portavoce vaticano Alessandro Gisotti, di fare il punto su ‘questioni di attualità ecclesiale, di collaborazione internazionale e di dialogo interreligioso’. Ma non è difficile immaginare che si affacceranno, negli incontri formali e nei pourparlers, alcune ombre che hanno coinvolto diversi rappresentanti pontifici all’estero.

Per limitarsi agli eventi delle cronache degli ultimi anni, di natura e gravità estremamente variegate, il nunzio in Repubblica Dominicana, Jozef Wesolowski, accusato di adescamento e abuso sessuale su minori, fu richiamato a Roma nel 2013 e, in stato di fermo, morì il 27 agosto 2015 prima che un processo penale aperto presso il tribunale vaticano entrasse nel vivo. Lo stesso tribunale ha poi processato a giugno del 2018, e condannato a cinque anni di reclusione per detenzione e scambio di materiale pedopornografico, mons. Carlo Alberto Capella, secondo segretario alla nunziatura a Washington. A fine 2018 emerse invece che era indagato dalla procura di Genova, insieme al fratello, per riciclaggio internazionale, mons. Ettore Balestrero, precedentemente nunzio in Colombia, poi inviato in Repubblica Democratica del Congo ‘per il disbrigo degli affari della Nunziatura Apostolica a Kinshasa’. Mons. Ivo Scapolo è invece dal 2011 nunzio in Cile, paese dove negli ultimi mesi la gerarchia cattolica è stata travolta dallo scandalo degli abusi sessuali sui minori: una vicenda per la quale il Papa ha pubblicamente riconosciuto di essere incorso in ‘gravi sbagli di valutazione e di percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata’. Ben più noto ai mass media, mons. Carlo Maria Viganò, nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016, oggi in pensione, nascosto in località ignota, da mesi accusa il Papa regnante, nonché i suoi due predecessori e tutti gli stati generali del Vaticano, di avere sottaciuto gli abusi sessuali compiuti in passato dal cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington dimesso dallo stato clericale ed escluso dalla dignità cardinalizia da Francesco, giungendo a chiedere, in ripetuti comunicati e interviste, le dimissioni del Pontefice argentino. Da ultimo, infine, il nunzio apostolico in Francia, mons. Luigi Ventura, è indagato dalla procura di Parigi per molestie sessuali nei confronti di diversi uomini e, senza opporre l’immunità diplomatica, ha accettato nelle scorse settimane di rispondere alle domande degli inquirenti e di incontrare, nei locali della Polizia giudiziaria della capitale francese, alcuni suoi accusatori. Il diplomatico, ormai prossimo all’età della pensione, contesta le accuse. Sarebbe anch’egli giunto a Roma in queste ore per prendere parte all’incontro con il Papa.

Pur cauta nelle dichiarazioni ufficiali, la Santa Sede è ben consapevole di questi problemi. Nella messa di apertura dell’incontro, stamane a San Pietro, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, senza entrare in alcuna questione specifica, ha però parlato chiaro: ‘Siamo costantemente invitati a vigilare sul nostro rapporto con la legge. Intendo qui soprattutto la legge canonica, senza escludere anche la legge civile’, ha detto il porporato veneto, precisando: ‘Ne dobbiamo essere i primi custodi e osservanti: il nostro operato di Rappresentanti della Santa Sede deve essere sempre esemplare e la nostra condotta cristallina’.

Quanto a Papa Francesco, che all’udienza generale di questa mattina ha incentrato la catechesi sul controesempio di Giuda, è ben consapevole della necessità di una solida formazione umana dei futuri nunzi apostolici. Lo dimostrano le visite che compie, discretamente, alla scuola diplomatica vaticana, la Pontificia Accademia Ecclesiastica guidata da mons. Giampiero Gloder a Piazza della Minerva. ‘Negli anni del suo pontificato, questo incontro è diventato un appuntamento, che dimostra con chiarezza la vicinanza e l’attenzione che il Papa riserva alla comunità dell’Accademia, formata, quest’anno, da 35 sacerdoti provenienti da 22 paesi. Con la sua presenza egli vuole offrire un concreto sostegno e incoraggiamento agli alunni per il futuro ministero che li aspetta nelle rappresentanze pontificie sparse in tutto il mondo, ministero vissuto non di rado in situazioni difficili’, ha scritto in occasione dell’ultima visita, a maggio scorso, l’Osservatore Romano, riportando che nel ‘dialogo informale, aperto e profondo’ tra studenti e pontefice si sono toccati i temi più disparati, non esclusa la questione della della ‘trasparenza’, quella della ‘tutela dei minori’, nonché la ‘validità del celibato nella Chiesa latina’, domanda rispetto alla quale ‘il Santo Padre ha ribadito che si tratta di un dono prezioso di Dio da conservare e custodire, non escludendo però la possibilità di scelte disciplinari diverse nelle situazioni eccezionali di certe aree geografiche’.

Sin da subito, del resto, Jorge Mario Bergoglio ha attribuito grande importanza ai nunzi apostolici. Consapevole della tradizione della scuola diplomatica vaticana, della loro formidabile rete mondiale, nonché della grande qualità della gran maggioranza dei monsignori diplomatici, il primo Pontefice della globalizzazione ha sempre valorizzato i suoi ambasciatori. Ha nominato diversi presuli provenienti dalle fila della diplomazia in posti chiave in Vaticano, a partire da Lorenzo Baldisseri (segretario del Sinodo), Beniamino Stella (prefetto della congregazione del Clero), Giuseppe Bertello (presidente del Governatorato già prima dell’arrivo di Francesco, ma nominato dal Papa regnante nel consiglio dei sei cardinali che lo coadiuvano nella riforma della Curia romana) e, soprattutto, Pietro Parolin alla testa della Segreteria di Stato. Con Bergoglio Papa è aumentata la pattuglia di nunzi ed ex nunzi nel collegio cardinalizio che sceglierà il prossimo Pontefice. Clamorosa, in particolare, la nomina del nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari, a testimoniare l’amore della Santa Sede per quel paese martoriato ma anche la profonda stima per un diplomatico di stanza in una regione in guerra.

All’attività dei diplomatici Jorge Mario Bergoglio si è affidato per i dossier geopolitici più intricati, dal Venezuela sull’orlo di una guerra civile (nunzio mons. Aldo Giordano) allo Sri Lanka colpito dagli attentati (nunzio monsignor Pierre Nguyen Van Tot), dagli Stati Uniti di Trump (nunzio mons. Christophe Pierre) alla Russia di Putin (nunzio mons. Celestino Migliore), dalla colletta promossa per aiutare l’Ucraina (nunzio mons. Claudio Gugerotti) al dificile rapporto tra governo e opposizione in Nicaragua (nunzio Waldemar Stanislaw Sommertag), fino al primo nunzio non italiano in Italia, lo svizzero Emil Paul Tscherrig. E sempre ai diplomatici vaticani sono dovuti alcuni dei maggiori successi del pontificato di Francesco, dalla svolta dei rapporti tra Stati Uniti e Cuba (l’attuale nunzio è Giorgio Lingua) allo storico accordo con la Cina sulle nomine episcopali che spiana la strada ad una rapporto cordiale con Pechino, siglato grazie all’esperienza di una squadra guidata da Parolin e composta, tra gli altri, da mons. Gianfranco Rota Graziosi e da un diplomatico di lungo corso come l’arcivescovo Claudio Maria Celli.

Proprio perché sono una risorsa preziosa, che va emendata dagli errori di alcuni ma va anche riconosciuta e valorizzata nel suo complesso, Jorge Mario Bergoglio torna a ricevere in questi giorni i suoi nunzi apostolici. Perché vuole garantire loro ‘attenzione e vicinanza’.

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