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Martedì 7 maggio 2019 - 15:40

La famiglia rom che non riesce ad entrare nella casa a Casal Bruciato

Organizzato un picchetto: "Non li facciamo rientrare"
La famiglia rom che non riesce ad entrare nella casa a Casal Bruciato

Roma, 7 mag. (askanews) – Continua il presidio degli abitanti di Casal Bruciato, alla periferia di Roma, contro l’assegnazione di una casa popolare a un nucleo di 14 nomadi. La famiglia rom legittima assegnataria di un appartamento a Casal bruciato non riesce a rientrare in casa, bloccata da un gruppo di cittadine del quartiere schierate davanti al portone. “Ci hanno detto che le nostre famiglie e i bambini dovevano subito uscire da casa – ha raccontato il cittadino assegnatario della casa, che con i figli è ora presso l’assessorato al Patrimonio in colloquio con l’assessora capitolina Rosalba Castiglione -. Ci hanno minacciato di tirarci bombe e di picchiarci. I miei figli hanno paura e fare la spesa siamo stati scortati dalla polizia. Ma a questa casa abbiamo diritto”.

Un picchetto di vecchie donne blocca, insieme agli attivisti di destra di Azione Popolare il rientro delle persone a via Satta: “Non li facciamo entrare, hanno sbagliato ad uscire.

Fuori”, gridano.

La signora Teresa, che vive nell’appartamento accanto a quello assegnato alla famiglia rom, ha parlato ai microfoni di Radio Cusano Campus, intervistata da Emanuela Valente. “Non ho dormito per tutta la notte, anche se loro sono stati buoni e zitti – ha affermato Teresa -. Se il Comune aveva questo progetto, che cosa li ha messi a fare in vendita questi appartamenti. Io purtroppo sono anche proprietaria della mia casa, l’ho pagata 58.500. Adesso ci hanno messo i rom nel palazzo e io il mutuo non lo pago più, non gli do più una lira al Comune”. Prima, ricorda la vicina “in quella casa c’era una famiglia italiana caruccia, tranquilla, adesso ci hanno messo i rom. Io non sono razzista, ma è un criterio sbagliato, io sto comprando casa e il Comune mi obbliga a vivere sul mio pianerottolo con dei rom – aggiunge stizzita la signora -. Visto che il Comune mi obbliga io non pago più niente e facciamo prima.

Io ce l’ho con il sistema perché se il Comune aveva questo bel progettone non doveva chiamarci per comprare le case. Noi qui abbiamo un amministratore e paghiamo tutto. Dovevano metterci una famiglia italiana, perché penso che ce ne siano di famiglie italiane che veramente ne hanno bisogno. Io ho paura, ho anche una figlia di 19 anni, gli altri non avrebbero paura al posto mio?”, conclude.

red-int4

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