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Martedì 22 gennaio 2019 - 13:55

C’è nebbia su Londra

C’è nebbia su Londra

Roma, 22 gen. (askanews) – (di Elio Scocco, 18 anni)

Sono passati ormai due anni e mezzo dal referendum che ha sancito la volontà del popolo del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea. Un evento che ha colpito nel profondo l’Unione e i suoi stati, avendo foraggiato l’euroscetticismo in tutti i paesi europei. Ad oggi, dopo il rischio di caduta del governo May, la procedura non solo non si è ancora conclusa, ma è in una fase critica non semplice da risolvere. Non solo. Quella vittoria fu decisa da uno scarto veramente esiguo, il leave passò con il 51,9%, e adesso molti sondaggi registrano un cambiamento di opinioni, con il remain che è aumentato superando gli antieuropeisti. La vittoria leave ha fatto non poco male al paese d’oltremanica, il quale non riesce a trovare un accordo con la Ue, considerando l’uscita del Regno Unito oggi una hard Brexit.

La campagna elettorale del leave si era basata su una convinzione assai radicata nel popolo inglese: uscire dall’Europa significava avere gli stessi diritti commerciali ma senza i vincoli dell’Unione, con un Regno Unito solitario capace di poter fare qualsiasi cosa avesse voluto. Del resto, stiamo parlando di una nazione che, quando c’è nebbia sulla Manica, considera il continente isolato, e non la propria stessa isola. Quella che oggi viene chiamata hard Brexit altro non è che la Brexit vera e propria. Non c’era la possibilità nemmeno allora di una soft Brexit che tanto piaceva ai sudditi della Regina. Il Regno Unito non aveva allora, e men che mai oggi, una posizione di forza. Tant’è che l’accordo stipulato con l’Unione è stato rigettato con forza dal Parlamento inglese. Non erano le condizioni che avevano propinato ai votanti. E oggi, dopo che Theresa May è riuscita a tenere in piedi il governo con solo 19 voti di scarto, al seguito di una delle più pesanti sconfitte della storia parlamentare inglese, l’Europa non è intenzionata a rinegoziare i trattati. La situazione è tesa.

In tutto ciò sono stati anni difficili anche per gli stati dell’Unione: hanno dovuto affrontare la crescita di molti partiti antieuropeisti che oggi, alla vigilia delle elezioni europee, incutono timore a Bruxelles. La vittoria del leave fu un pretesto per tutti: si è creduto di poter uscire dalla Ue senza particolari problemi, anzi, l’uscita avrebbe portato numerosi benefici. Anche l’Italia non si è risparmiata una campagna elettorale all’insegna dell’antieuropeismo, per poi vedere la Legge di Bilancio quasi dettata da Strasburgo. Al popolo italiano è stata rifilata l’idea di potersene andare dall’Unione a suo piacimento; noi, che a differenza del Regno Unito siamo legati all’Europa anche dal punto di vista monetario. Non è prospettabile viaggiare da soli in un panorama politico dove il Vecchio Continente è in difficoltà tra Stati Uniti, Russia e Cina. L’unica soluzione possibile è reinvestire nell’Unione europea, nel progetto di un’Europa davvero unita. L’Italia, da sola, non può resistere ai colpi dei paesi egemoni, ma nemmeno la Francia o la Germania possono permettersi di snobbare gli altri stati membri. Comprendere questo al più presto è vitale e fondamentale per l’Europa. Gli europei, uniti, possono andare lontano.

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