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Sabato 16 giugno 2018 - 18:17

Rissa tra detenuti stranieri in carcere Bologna. Feriti poliziotti

Sappe: basta violenze

Bologna, 16 giu. (askanews) – Ancora altissima tensione in carcere a Bologna, dove ieri pomeriggio si è verificata una rissa tra detenuti stranieri nel carcere minorile. A darne notizia è Donato Capece, Segretario Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Ieri sera, presso l’Istituto Penale Minorile di Bologna, intorno alle ore 19, durante la cena – riferisce – un gruppo di detenuti stranieri, tunisini e albanesi, scatenano una violenta rissa, lanciandosi contro tavoli, sedie ed altro; interviene in massa tutto il personale di Polizia Penitenziaria in servizio e anche fuori servizio”. Epilogo della rissa, “ben quattro agenti contusi, feriti, perché colpiti dalle suppellettili che sono stati accompagnati in Ospedale per le cure e gli accertamenti del caso. Pare che a scatenare i disordini sia stato un detenuto ritornato nuovamente all’IPM bolognese, dopo essere stato allontanato per qualche tempo, sempre per comportamento violento. Il Sappe, nell’esprimere vicinanza al personale ferito nell’evento critico, sollecita il Dipartimento per la Giustizia Minorile a porre in essere tutti gli interventi di sostegno/supporto operativo alla struttura minorile bolognese”.

“Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, denuncia il sindacato, “altro che carcere umano e più sicuro, come prometteva il Ministro della Giustizia Orlando: le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria. Non ci si ostini a vedere le carceri con l’occhio deformato dalle preconcette impostazioni ideologiche, che vogliono rappresentare una situazione di normalità che non c’è affatto: gli Agenti di Polizia Penitenziaria devono andare al lavoro con la garanzia di non essere insultati, offesi o – peggio – aggrediti da una parte di popolazione detenuta che non ha alcun ritegno ad alterare in ogni modo la sicurezza e l’ordine interno”.

(Segue)

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