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Sabato 30 dicembre 2017 - 12:31

Maxi appalto Expo, difesa Sala: nuovo reato come Elisir Dulcamara

"Vale sempre se non c'è di meglio". Chiesta archiviazione
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Milano, 30 dic. (askanews) – “Un reato divenuto nella prassi come l’elisir di Dulcamara: vale per tutte le occasioni in cui non c’è niente di meglio”. Così gli avvocati Salvatore Scuto e Stefano Nespor, difensori del sindaco di Milano Giuseppe Sala, stigmatizzano la decisione dei magistrati della procura generale del capoluogo lombardo di contestare all’ex amministratore delegato di Expo l’accusa di abuso d’ufficio per le presunte irregolarità che avrebbero caratterizzato l’assegnazione diretta della fornitura del “verde” di Expo al gruppo Mantovani senza il lancio di un bando di gara. Lo fanno in una memoria difensiva depositata proprio questa mattina ai sostituti procuratori generali Vincenzo Calia e Massimo Gaballo per sollecitare l’archiviazione delle indagini chiuse il 13 dicembre scorso con il cambio in corsa dell’accusa contestata all’ex amministratore delegato di Expo: non più turbativa d’asta ma, appunto, abuso d’ufficio.

Un abuso che, secondo l’accusa, Sala avrebbe commesso assegnando direttamente nel luglio 2013 alla Mantovani (società che a fine 2012 si era già aggiudicata il maxi appalto sulla cosiddetta “Piastra dei Servizi” di Expo con un’offerta inferiore del 42% rispetto alla base d’asta) la fornitura per il verde dell’Esposizione Universale milanese. Una commessa del valore di 4,3 milioni di euro che poi, stando a quanto emerso dalle indagini, la Mantovani avrebbe subappaltato a un altro fornitore a meno di 1,7 milioni di euro. Così facendo, l’allora numero uno di Expo avrebbe favorito il gruppo di costruzioni vicentino procurandogli “l’ingiusto vantaggio patrimoniale” rappresentato dalla plusvalenza pari alla differenza tra i due importi.

I magistrati della procura generale milanese sono convinti che Sala aveva tutto il tempo necessario per lanciare un bando di gara sul “verde”. A loro giudizio, insomma, mancavano i requisiti d’urgenza per un affidamento diretto. Diverso il parere dei difensori del sindaco: “Se Sala avesse seguito la tesi della Procura sull’inesistenza dell’urgenza – evidenziano nella memoria difensiva – Expo 2015 si sarebbe svolto in un’assolata distesa di cemento”.

(segue)

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