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Martedì 27 giugno 2017 - 20:07

Philip Morris, Masiello: questo modello fa crescere comparto agricolo

Vicepresidente Coldiretti: deve essere esempio per altri settori

Bologna, 27 giu. (askanews) – Un “modello” rispettoso dei lavoratori, dei fornitori, in un settore – quello agricolo – importante per il nostro Paese. Il nuovo investimento di Philip Morris Internationale per circa 500 milioni di euro, per l’espansione della capacità produttiva dello stabilimento per prodotti senza fumo a Crespellano, nel bolognese, deve diventare un punto di “riferimento” anche per altri settori del made in Italy. Lo ha detto Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale della Coldiretti, nuovo presidente della Elti, l’Organizzazione interprofessionale europea del Tabacco che gestisce una filiera con oltre mezzo milione di lavoratori.

L’annuncio di un nuovo investimento a Crespellano, dove verranno prodotti su larga scala gli Heets, gli stick di tabacco usati con il dispositivo di riscaldamento elettronico Iqos, “è un motivo di grande orgoglio – ha spiegato Masiello -. Non è da tutti i giorni apprendere che una multinazionale investe in Italia, in un settore dove si vuole incidere con un approccio diverso sul consumatore”. Philip Morris, infatti, ha dimostrato di riuscire a garantire un “rapporto diretto con i coltivatori. Da anni – ha precisato il presidente di Elti – abbiamo sottoscritto un rapporto, grazie al quale noi forniamo un tabacco di qualità, rispettoso di buone pratiche agricole e del lavoro”. La multinazionale ha scelto proprio il nostro Paese perché “in Italia c’è una filiera importante e sana”.

In questa “filiera – ha aggiunto – viene garantito un modello produttore-multinazionale, con contratti definiti e pluriennali. Auspichiamo possa accadere nelle altre filiere e che possa essere utilizzato come modello anche in altri settori”.

“Se dovesse crescere in volumi la produzione di Philip Morris – ha concluso – anche in Italia si avrà l’occasione per far crescere il comparto agricolo. Oggi ha vinto il modello italiano, fatto di rapporti con aziende, con i produttori e con le istituzioni”.

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