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Martedì 17 aprile 2018 - 12:19

Welfare 4.0 – numero 21

 



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17 aprile 2018 – numero 21



L’editoriale


Generali allarga la sua rete.
Il mercato cresce, c’è posto per tutti?


Per il terzo anno consecutivo Generali ha proposto il suo Welfare Index Pmi. Fu una novità assoluta tre anni fa, a Legge di Stabilità 2016 appena approvata, con tutte le sue rivoluzionarie norme in favore del welfare aziendale. E sarebbe interessante comprendere il vantaggio competitivo che il colosso assicurativo si è costituito in questo presidio di un mercato in crescita costante. Qualche numero aiuta. Nel 2016 il panel di Pmi intervistate da Innovation Team per conto di Generali era di poco più di 2000; nel report offerto nel 2018 il campione è raddoppiato, superando i 4000. Una rete di mercato invidiabile, per chi come la compagnia di Trieste vende polizze assicurative: il welfare aziendale come cavallo di Troia? Non solo. Certo è che dalla previdenza complementare alla sanità integrativa, passando per le assicurazioni più tradizionali di cui ha bisogno un’impresa, il business è forte. Se a questo si aggiunge la società Welion che Generali ha creato recentemente proprio per intercettare anche il business dei flexible benefit, è facile capire perché forse si è trascurata l’innovazione sull’evento in cambio di un business solido e appetibile. Certo è che in tre anni la novità dei dati non c’è più. O meglio, servirebbe un salto di qualità. Il Welfare Index Pmi ha l’originalità di fissare lo sguardo su una tipologia di impresa che è di gran lunga maggioritaria nell’economia del Paese, ma ormai numeri e sondaggi sono all’ordine del giorno: dal rapporto Censis-Eudaimon all’Osservatorio Welfare di Easy Welfare, dall’indagine di Adapt per Ubi Banca a quella condotta dal professor Luca Pesenti per Welfare Company, fino  all’appuntamento storico di Welfare Italia di Unipol, e alle specializzazioni previdenziali di Antonio Brambilla o a quelle sul mercato della salute di Rbm (con e senza Censis). Il salto di qualità che serve è quello di un monitoraggio terzo, o almeno di fonte associativa. La nascita di Aiwa e quella più recente di Welfare Impresa hanno creato aspettative non solo lobbistiche (in senso buono!) ma di analisi e indagini dalle associazioni di categoria (lato fornitori). Molto dipenderà anche dalla collaborazione attiva delle associazioni professionali di categoria aziendale (lato clienti), come HrC di Giordano Fatali o come Aidp. E da chi come “Welfare 4.0” si è intestato un dovere “centrale”: quello dell’informazione.  C’è molto da fare. Noi ci siamo.
Marco Barbieri
marbar.58@alice.it



Clicca sui titoli per leggere gli articoli di Welfare 4.0


–  Premi e casse, la nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate


–  Generali, da Welfare Index Pmi più consapevolezza nelle imprese

–  Welfare, Sesana (Generali): PMI, cresce ma ancora molto spaziolo

–  Welfare, Stella (Confprofessioni): bisogno sempre maggiore

–  Welfare, Giansanti (Confagricoltura): momento straordinario

–  Welfare Index PMI, tra le eccellenze anche l’agricoltura sociale


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–  Alla Ald Automotive la tecnologia strizza l’occhio al welfare

–  In Leonardo inizia l’era dello smart-working

–  Unioncamere: un dipendente su 3 partecipa a formazione in azienda


–  Il Gruppo Mastrotto trasforma il welfare in un asset aziendale


–  Osservatorio di Easy Welfare: in testa istruzione, salute e previdenza

–  I benefit preferiti sono i servizi per la famiglia



–  L’agenda di Welfare 4.0 – 17 aprile 2018

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