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Giovedì 15 marzo 2018 - 12:23

Itinerari Previdenziali: spesa pensioni sostenibile, non assistenza

"Abbiamo un welfare generoso, ma vulnerabile"

La spesa pensionistica è sotto controllo. Quella assistenziale è invece insostenibile a causa di un welfare generoso, ma vulnerabile. È quanto evidenzia il quinto rapporto curato dal centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali presentato dal suo presidente Alberto Brambilla alla Camera (“Il bilancio previdenziale italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2016”).

“Nel pieno di una campagna elettorale nella quale promesse e proclami si sono concentrati sul tema delle pensioni e dell’assistenza – ha spiegato Brambilla – diventa quanto mai indispensabile fare chiarezza grazie ai numeri. Numeri che evidenziano innanzitutto come, al di là dell’opinione comune supportata dai dati Istat, la dinamica della spesa per le pensioni sia assolutamente sotto controllo”. Brambilla ha ricordato che si tratta di “argomenti ad ampia sensibilità sociale e che interessano da vicino una platea di potenziali elettori, come per esempio i 16,1 milioni di pensionati italiani, più di 8 dei quali totalmente o parzialmente assistiti dallo Stato”.

Nel 2016 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni ha raggiunto, al netto della quota Gias (vale a dire la gestione per gli interventi assistenziali), i 218,504 miliardi di euro, mentre le entrate contributive sono state pari a 196,522 mld, per un saldo negativo di 21,981 mld. A pesare sul disavanzo, in particolare, la gestione dei dipendenti pubblici, che evidenzia un passivo di ben 29,34 miliardi, parzialmente compensato dall’attivo di 2,22 miliardi del fondo pensione lavoratori dipendenti, il maggior fondo italiano, e dai 6,6 della gestione dei parasubordinati.

Rispetto al 2015 aumentano invece del 2,71% i contributi versati: si riduce quindi di 4,56 miliardi il saldo negativo di oltre 26 miliardi registrato nel 2015. Prosegue nel 2016 la riduzione del numero di pensionati, che ammontano a 16.064.508 unità, segnando il punto più basso dopo il picco del 2008. Tocca invece il massimo livello di sempre il rapporto tra occupati e pensionati, dato fondamentale per la tenuta di un sistema pensionistico a ripartizione come quello italiano. Con un numero di prestazioni in pagamento a propria volta in diminuzione, è interessante invece notare come il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e numero di pensionati sia pari a 1,43, dato più elevato dal 1997. Il rapporto tra numero di prestazioni in pagamento e popolazione tocca invece quota 2,638, di fatto una prestazione per famiglia (spesso di tipo assistenziale).

Con riferimento al 2016 risultano in pagamento in Italia 4,1 milioni di prestazioni di natura interamente assistenziale (invalidità civile, accompagnamento, di guerra) e ulteriori 5,3 milioni di pensioni che beneficiano, in una o più quote, di parti assistenziali (maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, importi aggiuntivi). L’insieme delle prestazioni ha riguardato 4.104.413 soggetti, per un costo totale annuo di oltre 21 miliardi di euro (+502 milioni e +2,41% rispetto al 2015).

Prestazioni per le quali, ricorda il rapporto di Itinerari previdenziali, non è però stato di fatto versato alcun contributo o, al più, sono state versate contribuzioni modeste e per pochi anni. “In questa prospettiva – ha commenta Brambilla – separare la spesa previdenziale da quella assistenziale è un esercizio necessario su più fronti. Innanzitutto, si tratta di un’operazione utile a livello contabile, perché consente di fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, ma che troppo spesso sono impropriamente comunicate, come se fossero assimilabili tra loro, anche a organi e istituzioni internazionali, con il risultato di continue richieste di riforme pensionistiche. Si tratta poi evidentemente di un esercizio di equità tra chi ha versato e chi no: non bisogna infatti dimenticare che il nostro modello di welfare prevede per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale”.

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