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Lunedì 17 luglio 2017 - 11:42

Arrivano i Pepp, Europa comune per la previdenza complementare

Arriveranno sul mercato tra un anno, o poco più. Ma il primo passo normativo fondamentale è stato compiuto: tra la fine di giugno e l’inizio di luglio la Commissione Ue ha formalmente approvato la creazione dei Fondi pensione europei, i cosiddetti Pepp (Pan European Personal Pension), definendo una prima proposta di regolamento che dovrà ordinare la vita del nuovo prodotto di previdenza complementare. Non tutti, soprattutto nei mercati domestici – Italia compresa – mostrano simpatia per il nuovo competitor. Perché di sicuro aumenterà la concorrenza in un mercato, quello della previdenza complementare, in cui le performance di crescita non sono lusinghiere. E non da oggi.

Ma certamente i Pepp offriranno più scelta ai lavoratori privi di un fondo negoziale, abbassando certamente gli attuali costi di offerta di banche e assicurazioni. In sostanza si tratta di un prodotto simile ai nostri Pip.

Sono  ormai tre anni che si parla di questo nuovo prodotto, su sollecitazione della  Commissione nell’ambito del progetto di realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali (Cmu), attraverso la competenza dell’Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali). Per l’Italia è stata Covip (la Commissione italiana per la vigilanza per il mercato dei fondi pensione) a sedersi al tavolo europeo. Ora la normativa è completa.

L’arrivo del Pepp in Italia potrebbe rivelarsi come una occasione per porre mano a una riforma di tutto il settore della previdenza complementare che ormai data più di vent’anni e che rischia di non essere più adeguata alle esigenze di un mercato profondamente rinnovato. Un nuovo prodotto a capitalizzazione, che dovrà essere “trasportabile” in tutti i Paesi dell’Unione, e che sarà distribuito da banche, assicurazioni, fondi, intermediari finanziari.

Attualmente, secondo i dati Ocse, solo il 27% degli europei in età compresa tra i 25 e i 59 anni si è iscritto a un piano pensionistico. Dotare il mercato di un prodotto “unico” su scala europea potrebbe offrire ottime possibilità di uniformare e confrontare le offerte nazionali. Governance e regimi fiscali dovranno essere i primi due elementi da armonizzare nei diversi mercati Ue.

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