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Lunedì 17 luglio 2017 - 12:14

Ania, si deve colmare il gap di protezione con gli altri paesi

ania foto

Farina: “Nella previdenza complementare adesioni restano scarse”, nella sanità serve “una demarcazione tra intervento pubblico e privato”

È necessario un sistema di welfare che sia in grado di far fronte ai nuovi bisogni di una popolazione che invecchia. E’ uno dei passaggi principali dell’intervento di Maria Bianca Farina, presidente Ania nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione.

Farina si è soffermata sul tema della protezione. “Nel nostro Paese, come ben sappiamo, esiste un gap di protezione molto ampio rispetto a quanto si riscontra all’estero; sono ancora poco diffuse le coperture assicurative contro i rischi del lavoro, della famiglia, della salute, del patrimonio. Il peso dei premi danni non auto rispetto al PIL, pari grosso modo all’1%, è meno della metà o addirittura meno di un terzo rispetto ad altri grandi Paesi europei.

L’Ania ribadisce la necessità di “attuare un sistema integrato fra pubblico e privato che consenta una gestione più equa ed efficiente dei vari tipi di rischio. Il settore assicurativo da tempo si è dichiarato pronto a questa sfida. Abbiamo progetti e proposte che ci auguriamo di poter condividere con il Governo e gli altri stakeholders. Abbiamo tutti il dovere di essere pronti perché possano essere varate misure concrete in tempi brevi. Ne va della serenità di famiglie e imprese, ne va di risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo, ne va della ripresa e della crescita della nostra economia”.

Farina poi apre il tema della previdenza. “C’è ancora molto da fare in tema di previdenza complementare. Gli iscritti al sistema integrativo nel nostro Paese sono meno di 8 milioni, ossia circa un quarto dei lavoratori. Le adesioni sono ancora scarse proprio tra i lavoratori con bisogni di welfare maggiori, come i giovani, le donne, i dipendenti delle piccole e medie imprese. È evidente che occorre favorire ulteriormente le adesioni e avvicinare il risparmio finanziario delle famiglie a questa forma di previdenza. Nel 2016, ad esempio, su 4.168 miliardi di risparmio finanziario solo 151 miliardi sono stati destinati dagli italiani alla previdenza complementare: si tratta di un’allocazione inefficiente della ricchezza, che va assolutamente corretta per evitare un ulteriore ampliamento del pension gap”.

Poi il dossier della sanità. “Il sistema sanitario italiano si caratterizza per strutture di eccellenza e per una riconosciuta competenza per il trattamento della fase acuta delle patologie. Non possiamo, però, negare l’evidenza: per gli accertamenti, e talvolta anche per gli interventi, le liste d’attesa si allungano; persistono le differenze territoriali in termini di qualità ed efficienza; si registra la riduzione dei servizi nelle Regioni più in difficoltà; aumenta a livelli preoccupanti il numero di famiglie che rinunciano alle cure e/o all’assistenza. La spesa sanitaria complessiva è stata pari nel 2016 a circa 149 miliardi di euro, quasi il 9% del PIL. Di questi, circa tre quarti (112,5 miliardi) sono relativi alla spesa pubblica e i restanti 37 miliardi a quella privata. A fronte di una spesa sanitaria pubblica in valori assoluti sostanzialmente ferma negli ultimi anni, è in crescita quella privata. Il sistema sanitario italiano è, di fatto, un sistema “duale”, pubblico e privato. Ma, a differenza degli altri Paesi europei, non esiste una chiara linea di demarcazione fra l’intervento pubblico e quello privato, per cui i cittadini si trovano a dover sostenere di tasca propria anche spese per servizi sanitari che comunque sarebbero offerti dal sistema pubblico”.

Ne deriva una situazione poco efficiente, con un elevato livello della spesa “out-of-pocket” e un peso contenuto della spesa privata mutualizzata: “le forme sanitarie integrative, incluse le assicurazioni, rappresentano infatti in Italia solo il 9% della spesa privata, a fronte di valori sensibilmente più elevati in altri Paesi europei (ad esempio, in Francia è il 67%). Occorre un nuovo sistema in cui, accanto alle prestazioni pubbliche a carattere universale, si rafforzino forme sanitarie integrative, con una chiara definizione degli aspetti di intervento pubblico e privato; un sistema che incentivi la spesa sanitaria mutualizzata, sia a livello collettivo sia a livello individuale; un sistema, infine, che tratti allo stesso modo, dal punto di vista fiscale, le varie forme della sanità integrativa. Una revisione delle modalità di compartecipazione alla spesa può garantire una popolazione più protetta, con criteri di maggiore equità, sostanzialmente a parità di costi per le famiglie”.

Un maggior ricorso a forme sanitarie integrative si potrebbe favorire “rafforzando il ruolo della contrattazione collettiva, anche in materia di protezione contro il rischio di perdita dell’autosufficienza, come già prevedono le disposizioni della legge di bilancio 2017 sul welfare aziendale. Misure fiscali di favore dovrebbero essere applicate a tutti, non solo ai lavoratori dipendenti. Abbiamo effettuato su questi temi un’approfondita riflessione, nella quale stiamo coinvolgendo i diversi stakeholders per un confronto trasparente e informato. L’obiettivo è quello di formulare proposte che consentano l’elaborazione di policy volte a salvaguardare il carattere universale della sanità pubblica, a rendere più efficiente la spesa tramite l’integrazione con la sanità privata, a recuperare posizioni nel confronto internazionale in termini di qualità delle cure e benessere dei cittadini”.

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