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Disuguaglianze endemiche, ma cambiare paradigma è possibile

Il professor Stefano Zamagni presenta il suo libro "Disuguali"

Milano, 20 nov. (askanews) – Uno degli economisti più importanti del nostro Paese, Stefano Zamagni, storico professore dell’Università di Bologna, affronta nel suo ultimo libro il tema della disuguaglianza contemporanea. Uno di quei nervi scoperti della nostra società che sono alla base di molte crisi e, di conseguenza, di molte sofferenze.

“La disuguaglianza è un fenomeno antico tanto quanto l’umanità – ha spiegato Zamagni ad askanews -. La novità di questo tempo è che la disuguaglianza è diventata strutturale. Questo è il punto chiave da far capire a tutti. In passato non era così. Significa che l’aumento delle disuguaglianze è legato al modo in cui funzionano le regole del gioco, sia economico, sia finanziario”.

Il libro che prova a fare luce, con uno spirito critico che è lucido ed etico, è “Disuguali”, edito da Aboca edizioni. E l’analisi di Zamagni parte dalla constatazione che la situazione attuale deriva da cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi decenni.

“Due eventi di portata epocale: la globalizzazione da un lato, con annessa la finanziariazione dell’economia, e la rivoluzione delle tecnologie e del digitale dall’altro. Il punto accertato è che questi due fenomeni, agendo simultaneamente, perché entrambi iniziano a produrre effetti negli ultimi 35-40 anni, hanno determinato un mutamento nel modo in cui le disuguaglianze si formano e si ingrandiscono”.

Secondo Zamagni, la vera stortura alla base delle disuguaglianze è il fatto che certo meccanismi siano diventati endemici, in un contesto nel quale le regole non sono cambiate dal 1944, ossia dagli accordi di Bretton Woods sul sistema economico che sarebbe venuto dopo la Seconda Guerra mondiale, mentre invece tutto il resto ha accelerato in maniera impressionante. E in questo contesto è indispensabile, secondo l’economista, che la politica riprenda la supremazia sull’economia, mostrando che è possibile sovvertire schemi, come quello del capitalismo attuale, che tendiamo a percepire come irreversibili. Ma non è così.

“Non possiamo pensare – ha aggiunto Zamagni – che la politica continui a essere succube, nelle grandi decisioni, delle esigenze di coloro i quali guidano in maniera oligopolistica e monopolistica i mercati. Non basta più per combattere queste disuguaglianze agire sul meccanismo re-distributivo, bisogna agire sui meccanismi pre-distributivi”.

Le vie per mettere in pratica il cambiamento, quindi, ci sono e passano anche attraverso il ruolo degli imprenditori, attraverso nuovi modelli del fare impresa, come per esempio le società benefit.

“E’ un’impresa che persegue non uno, ma due fini – ha concluso Zamagni -. Il primo è il profitto, per rimanere sul mercato. L’altro è un fine di interesse generale, un fine che evidentemente va a soddisfare esigenze della comunità di riferimento”.

Ragionamento dal quale deriva il fatto che si possa pensare a una crescita diversa, a una sostenibilità reale, fattuale, non solo una bella parola da spendere in slogan e presentazioni.

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