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Riapre il 1 giugno la mostra di Tomàs Saraceno a Palazzo Strozzi

Dopo tre mesi di chiusura, ve la raccontiamo di nuovo

Firenze, 28 mag. (askanews) – Riapre il 1 giugno, dopo tre mesi di chiusura, la grande mostra che Palazzo Strozzi a Firenze dedica a Tomàs Saraceno. Vi riproponiamo il racconto di questo progetto, che unisce molti aspetti chiave della pratica dell’artista argentino.

Tomas Saraceno è uno degli artisti più importanti del nostro tempo, uno dei pochi capaci di dare una reale scossa al modo in cui il Sistema dell’arte pensa se stesso e di anticipare, come uno scienziato-filosofo, gli scenari dei nostri possibili futuri, sempre al plurale. Ora arriva a Palazzo Strozzi a Firenze con una mostra potente, profonda e avvolgente: “Aria”, curata dal direttore del museo fiorentino, Arturo Galansino.

Le suggestioni che emergono, fin dal primo incontro con la grande installazione volante del cortile di Palazzo Strozzi, sono quelle tipiche associate al lavoro di Saraceno, che mai come oggi sembra essere necessario a fronte dei tempi che stiamo vivendo. Le ragnatele, le connessioni, la termodinamica e il superamento dell’antropocentrismo distruttivo, il ragionamento sulla reale rilevanza delle specie: tutto concorre a fare della mostra un gigantesco (e magnifico) dispositivo radicale.

“Siamo solo all’inizio di un processo per riuscire a capire un progetto umano che sia più complessivo – ha detto l’artista ad askanews – con delle strutture di solidarietà sociali che ci permettano di comprendere la complessità e il modo di relazionarci con noi stessi, con il nostro corpo, con il clima, con la possibilità di raggiungere un equilibrio dal quale ora siamo totalmente fuori”.

Il lavoro di Saraceno, che guarda al passaggio dal “Capitalocene” a una nuova era che lui ha denominato “Aerocene”, dialoga con una natura che – attraverso la sua pratica, dettaglio questo da non trascurare – viene depurata della relazione con l’uomo, viene messa sotto i riflettori del pensiero artistico senza mediazioni, con un cambio di prospettiva che è seminale. Nello stesso modo in cui la filosofia contemporanea si apre sempre di più al non umano, così l’artista argentino ricompone una biologia visiva che fa pensare alla forma stessa della vita, nelle sue componenti di base, che prescindono totalmente dalle caratteristiche specifiche dell’Homo sapiens. E così, per esempio, emergono le incredibili strutture create dai ragni.

“Oggi – ha aggiunto Saraceno – il grande Leonardo, il grande Botticelli, il grande Verrocchio sono i ragni, e dobbiamo dare spazio d altre forme di vita che ora sono a rischio estinzione totale”.

E il frutto di questo cambio di prospettiva è, oltre che un atto artistico forte, anche una forma di nuova solidarietà nei confronti del pianeta e delle sue innumerevoli (e talvolta insondabili) forme di vita.

“La coabitazione delle specie – ha concluso Tomas Saraceno – è qualcosa di necessario: stiamo comunicando con loro e cominciamo anche a capire il loro linguaggio. Da anni abbiamo conoscenze che forse però la scienza non ha ancora del tutto capito”.

Tra costellazioni e scritture involontarie, giardini volanti, onde gravitazionali e perfino dei tarocchi da Aracnomanzia, la mostra di Palazzo Strozzi guarda lontano, anzi, guarda altrove, verso qualcosa che, per l’appunto superando perfino Wittgenstein, richiede un linguaggio (e un pensiero) completamente nuovi, diversi alla radice, non umani.

Un’ultima considerazione su Palazzo Strozzi: “Aria” è un progetto ambizioso che arriva al culmine di un lavoro di apertura al contemporaneo. Per Galansino e il suo staff rappresenta di certo una sfida, che ci lascia la possibilità di dire che forse, dopo di essa, il museo non sarà più lo stesso.

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