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Coronavirus, il Sermig non chiude: accoglienza, cibo e medicine

Ospitate 200 persone nell'Arsenale della Pace di Torino

Roma, 20 apr. (askanews) – Il Sermig, il Servizio Missionario Giovani, è un centro a Torino di accoglienza per donne e uomini che non hanno un tetto. E in tempo di coronavirus l’attività dell’Arsenale della Pace, come è stato chiamato dalla sua fondazione (poiché un vecchio arsenale militare è stato trasformato in un luogo di accoglienza e pace) non si è fermata.

Il centro è rimasto aperto e accoglie donne e uomini che non hanno dove vivere: donne maltrattate, mamme con bambini, giovani scappati dalla guerra, uomini senza casa, anziani che non hanno altra famiglia che questa.

Il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero: “Abbiamo deciso con fatica ma con speranza che avremmo lasciata aperta la porta perché se la chiudevamo queste persone dove andavano? Questa è casa di Dio, è casa di Maria. Volevamo che queste persone avessero un approdo concreto in una casa concreta e di speranza. E li abbiamo accolti. E abbiamo visto che qui a Torino tanta gente era povera e aveva bisogno di mangiare. Anche qui non ci siamo lasciati prendere dallo sconforto e abbiamo aperto la nostra casa per distribuire cibo: 500-600 famiglie a dare cibo in abbondanza e medicinali pre curarsi”.

L’Arsenale accoglie attualmente circa 200 persone, divisi in piccoli gruppi e in spazi ben delimitati. Con tutte le accortezze necessarie: mascherine, guanti, gel disinfettante.

Durante il coronavirus, oltre che luogo di accoglienza, l’Arsenale è diventato un centro di distribuzione di alimenti e medicinali per famiglie in difficoltà e anziani soli: un servizio che proseguirà fino a fine emergenza.

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