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Coronavirus, il dramma delle donne rinchiuse con un uomo violento

Uccise, picchiate o violentate. E controllate a vista

Milano, 7 apr. (askanews) – L’ultima è stata Lorena, uccisa a 27 anni dal fidanzato a Messina. Altre si sono salvate, ma sono state prese a calci e pugni dal compagno, come una 26enne a Roma, picchiate dal marito, come una 27enne a Torino, accoltellate, sempre dal marito, come una 66enne ad Abbiategrasso, vicino Milano. Tutto nelle ultime settimane. Donne vittime della violenza degli uomini, come molte altre adesso intrappolate in casa a causa delle restrizioni per il Covid 19, con i loro aguzzini. Un dramma nel dramma, raccontato dal crollo delle telefonate ai numeri di emergenza, come racconta Vita Salvo, operatrice e socia del centro antiviolenza Thamaia di Catania.

“Nelle prime due settimane c’è stato un calo drastico, i primi giorni i telefoni non hanno squillato, ora cominciano ad arrivare nuovamente richieste d’aiuto, questo perché la condizione di isolamento, dover condividere lo spazio con il maltrattante, rende la situazione più difficile da gestire”, ha spiegato.

Una difficoltà emersa benissimo in alcune delle ultime richieste di aiuto ricevute dal centro. “Una donna ha dovuto interrompere più volte la telefonata, ma nel frattempo fra una telefonata e l’altra si riuscivano a dare suggerimenti per le strategie”, ha raccontato. “Il marito usciva e tornava appositamente per controllarla, le vittime di violenza sono sempre controllate e in questo momento specifico per gli uomini è molto più facile”.

Sono diverse le iniziative messe in campo per aiutare le donne in difficoltà: la polizia ha aggiornato l’app “YouPol” per permettere di inviare velocemente richieste di aiuto e intervenire anche con la geolocalizzazione, il governo ha potenziato campagne informative, anche nelle farmacie, per diffondere il numero antiviolenza, 1522. Ma se i centri sul territorio sono in difficoltà, il sistema non regge, ha spiegato Antonella Veltri presidente della rete D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, che unisce 80 organizzazioni che gestiscono 109 centri antiviolenza e 92 case rifugio.

“Non abbiamo potuto accogliere nuove richieste nelle case rifugio per il problema del contagio e quindi ci siamo attrezzate autonomamente con un dispendio economico non indifferente”, ha dichiarato ad askanews.

Soldi usati ad esempio per la sanificazione. Soldi che fino ad ora scarseggiavano, visto che i 30 milioni previsti per il 2019 per i centri antiviolenza sono stati sbloccati solo a inizio aprile. Soldi a cui le associazioni vorrebbero si aggiungesse anche un fondo straordinario, proprio per gestire l’emergenza Covid 19. Le risorse saranno ora gestite dalle regioni, a cui Dire chiede di definire rapidamente “criteri omogenei per l’assegnazione” per continuare al meglio il lavoro sul territorio che comunque non si ferma.

“Noi abbiamo sin da subito dato un messaggio: ‘Ci siamo’ e continuiamo a gestire quella che per noi non è una emergenza perché la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale che noi affrontiamo 365 giorni all’anno”, ha concluso.

L’associazione ha stilato sul suo sito (https://www.direcontrolaviolenza.it/emergenza-coronavirus-apertura-centri-d-i-re/) un elenco aggiornato dei centri operativi in questo periodo, con numeri e contatti. Qui si può sempre trovare un aiuto.

Riferimenti se hai bisogno di aiuto:

Numero nazionale anti violenza e stalking: 1522

https://www.direcontrolaviolenza.it/

Telefono Rosa: 0637518282

Contatti del centro anti violenza Thamaia di Catania:

Tel. 0957223990 lunedì – mercoledì – venerdì dalle 9 alle 13 e giovedì dalle 12 alle 16. La segretaria sempre attiva.

https://www.thamaia.org/

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