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“Lunar City”, al cinema il docu-film che ci porta nello spazio

Diretto da Alessandra Bonavina, in sala il 17, 18, 19 febbraio

Roma, 12 feb. (askanews) – E’ una storia partita 50 anni fa con l’Apollo 11 ma che riguarda molto il presente e il nostro futuro quella dei viaggi sulla luna. Nel documentario “Lunar City”, nei cinema il 17, 18 e 19 febbraio, la regista Alessandra Bonavina racconta le sfide presenti e future, le tecnologie più avanzate e l’impegno di persone e mezzi che riporteranno l’uomo sulla Luna nel 2024. Il suo progetto è nato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale italiana e la Nasa.

“Nel 2024 si ritornerà sulla luna ma stavolta per restarci, quindi non sarà solo un poggiare un piede ed essere arrivati in un luogo ma è proprio l’idea di costruire una stazione cislunare, quindi che gira intorno alla Luna, come avamposto per poi raggiungere poi il vero obiettivo delle agenzie spaziali, che è il pianeta Marte”.

L’affascinante viaggio compiuto da Bonavina ci porta nei luoghi più segreti dove si studia e si prepara la prossima missione. Nei vari comparti delle cinque sedi della Nasa visitate e alla Thales Alenia Space di Torino si mette a punto una missione che ha un obiettivo ben preciso:

“Di studiare il terreno lunare, di capire come si può vivere lontani dalla Terra. Quindi è un banco di prova per capire come potrebbe essere una vita su un altro pianeta”.

Attraverso interviste ai professionisti impegnati nelle prossime missioni lunari, la regista spiega come, in un futuro non così lontano, gli astronauti potranno partire dal pianeta Terra con una normale capsula Orion, attraccare dopo qualche giorno al Gateway e poi far rotta verso lo Spazio interplanetario a bordo del Transport. E come si vede nel documentario molte delle figure chiave che renderanno possibili questi viaggi sono donne.

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“Tutti dicono che se ogni uomo riuscisse a vedere la Terra dallo spazio probabilmente avrebbe una sensibilità maggiore verso il nostro pianeta. Questo io l’ho sentito dire da tutti quindi ho cercato di tirarlo fuori e cercato perché si comprendesse meglio anche nel mio documentario. Io sono convinta, perché vedendo quelle immagini così belle della Terra in effetti fa veramente impressione tale bellezza, rovinata magari anche dalla nostra incuria”.

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