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“Come stanno i ragazzi”, docu-inchiesta sul suicidio dei minori

Battistuzzi e Tosatto indagano un fenomeno in costante crescita

Roma 5 feb. (askanews) – E’ un fenomeno in costante crescita ma di cui si parla poco quello dei disturbi neuropsichici e dei tentativi di suicidio tra i minorenni. Nel 2018 i pazienti di neuropsichiatria infantile sono stati più di 500mila: ragazzi di ogni classe sociale, con contesti familiari molto diversi, che attraversano forti depressioni, attacchi di panico, crisi di angoscia di fronte alle loro sfide quotidiane. Andrea Battistuzzi e Alessandro Tosatto hanno realizzato il documentario “Come stanno i ragazzi”, intervistando medici, esperti e giovani che hanno compiuto un percorso di guarigione.

“Questo documentario è nato un anno e mezzo fa in un lavoro che stavamo facendo con alcuni colleghi giornalisti a Padova, in cui, chiacchierando con i medici mentre stavamo dentro alla pediatria dell’Ospedale civile di Padova, che tra l’altro è una delle realtà più avanzate in Italia, ci siamo accorti che un numero grandissimo dei pazienti della psichiatria in quel momento erano tutti tentati suicidi, o comunque dei ragazzi che si erano fatti molto male in qualche modo.

Abbiamo scoperto che il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti”.

Il fenomeno è cresciuto negli ultimi 30 anni ma esploso negli ultimi 10 e rischia di diventare un’emergenza.

“Gli accessi in pronto soccorso in emergenza, quindi parliamo di tentati suicidi o ragazzi che ci vanno molto vicino, sono aumentati negli ultimi due o tre anno del 21%, i ricoveri nei reparti si neuropsichiatria infantile sono aumentati del 48%.

In Lombardia ogni anno 120.000 ragazzi accedono ai servizi di neuropsichiatria infantile, e a Milano fino a un anno fa non c’erano posti letto per ragazzi. In Italia ci sono almeno otto regioni in cui non ci sono comnpletamente posti per ragazzi e quindi chi accede ad un pronto soccorso per un tentato suicidio viene portato in altre regioni. Teniamo presente che sono percorsi molto lunghi”.

Durante il lavoro di ricerca svolto per un intero anno i registi hanno riscontrato quanto siano diffusi i fenomeni di autolesionismo tra i ragazzi.

“Tra i ragazzi è un fenomeno abbastanza comune. E’ molto facile che un adolescente conosca qualcuno tra gli amici, o gli amici degli amici, che si taglia. C’è un mondo nascosto nei social in cui ci sono tutorial su come non far vedere ai genitori che tu ti tagli”.

Difficile risalire ad un unica causa, sicuramente i social hanno però potenziato l’effetto.

“Quello che viene fuori è che sono ragazzi che sono stracarichi di aspettative, ad esempio, che hanno sulle loro spalle aspettative enormi. Sicuramente è una società che bombarda con messaggi contrastanti e da una parte spinge questi ragazzi ad un’idea di successo enorme, di diventare il prossimo Mark Zuckerberg, di fare un sacco di soldi, dall’altra manda un messaggio molto negativo sul futuro”.

“Come stanno i ragazzi” verrà presentato in anteprima il 15 febbraio alla Casa del Cinema e poi girerà per le scuole in tutta Italia, per sensibilizzare l’opinione pubblica e non solo su questo macro fenomeno.

“Quello che serve oggi sono specialisti, medici specializzati nella cura dei ragazzi. Il Sistema Sanitario non ha assolutamente gli strumenti per fare fronte a questa emergenza o comunque di fronte a questo problema molto rilevante che sta crescendo. In Italia i reparti di neuropsichiatria infantile, quindi con esperti, sono pochissimi, i posti letto sono una manciata”.

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