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Lunedì 17 Febbraio 2020

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D’Amico (Inaf): focalizzati su ricerca tracce vita in altri mondi

Il presidente, riconfermato per 4 anni, su futuro astrofisica

Roma, 21 gen. (askanews) – Presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica dall’ottobre 2015, il prof. Nichi D’Amico a fine 2019 è stato riconfermato alla guida dell’Inaf per i prossimi 4 anni. Un doppio mandato senza precedenti nella storia dell’ente, che D’Amico – Professore Ordinario di Astrofisica presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Cagliari – vive come un messaggio importante, un apprezzamento del lavoro svolto fin qui. E se è vero che l’Inaf – come racconta D’Amico in questa intervista – ha contribuito in modo importante a consolidare il prestigio internazionale dell’Italia nel campo dell’astrofisica, partecipando con ruoli primari a importanti scoperte e alla realizzazione di ambiziose infrastrutture scientifiche, è altrettanto vero che con la sua presenza capillare sul territorio nazionale rappresenta una leva di crescita per il Paese.

“La riconferma – dichiara D’Amico – è stata motivo di soddisfazione, soprattutto per la fiducia che il governo sta dimostrando nei confronti dell’Ente, ci sta dando un segnale di continuità e quindi lo interpretiamo come un apprezzamento del percorso che, insieme a governo e ministero, abbiamo posto in essere negli ultimi anni; per il quale il governo ha messo grandi risorse e ha preso impegni internazionali. Questo messaggio per noi è molto importante”.

Negli ultimi anni ci sono state scoperte importanti nel campo dell’astrofisica – come la rivelazione delle onde gravitazionali, la nascita dell’astronomia multimessaggera – e sono progrediti importanti progetti di infrastrutture decisive per il futuro di questa scienza.

“Infrastrutture direi proprio strategiche per il futuro dell’umanità perché – sottolinea il presidente dell’Inaf – danno accesso a una conoscenza dell’Universo senza precedenti, ci portano ai confini dell’Universo, a scoprire altri mondi potenzialmente abitabili e questi per il futuro dell’umanità sono passi giganteschi. C’è un circuito internazionale fortissimo al riguardo, grandi collaborazioni e nuove organizzazioni internazionali che si stanno formando; abbiamo in corso il processo di ratifica per lo Square Kilometre Array (SKA). È un futuro molto impegnativo ed entusiasmante e il fatto che il nostro Paese e il nostro istituto ne siano parte a pieno titolo è motivo di soddisfazione”.

Quali sfide, in particolare, attendono l’astrofisica e quindi anche l’Inaf nei prossimi anni? “È innegabile che ci sia una grande aspettativa nel trovare tracce evidenti di vita in altri mondi. Abbiamo diverse migliaia di esopianeti, molti di questi si trovano in quella che si chiama ‘fascia abitabile’, cioè sono a una distanza dalla stella e con una conformazione rocciosa per cui potenzialmente potrebbero ospitare forme di vita che poi si sviluppa in presenza di certe condizioni. Ed è lì che sarà fondamentale andare a studiare in dettaglio la composizione dell’atmosfera di questi pianeti, perché è lì che potremmo trovare tracce di elementi che manifestano la presenza della vita. Poi – prosegue D’Amico- c’è il sogno di entrare in contatto con eventuali civiltà ma questo sconfina ancora nella fantascienza perché la probabilità che questo avvenga e che sia poi gestibile è davvero bassissima. Stiamo parlando di distanze alle quali, inviando anche un eventuale segnale per farsi riconoscere, attenderemmo decenni se non centinaia di anni per avere una risposta. Ma non c’è dubbio, questi sono passi fondamentali per l’umanità: trovare tracce certe della presenza di altre forme di vita costituisce un salto culturale incredibile come la conoscenza dell’Universo profondo”.

L’Inaf ha un ruolo di primo piano a livello internazionale ed è anche molto radicato nel nostro territorio, con una presenza capillare. È un istituto difficile da gestire?

“Siamo infiltrati sul territorio nazionale, presenti in 16 strutture sparse sul territorio e ci sono regioni in cui potremmo fare degli insediamenti, però siamo già abbastanza robusti come capillarità. Quindi abbiamo la capacità di ribaltare sul territorio la nostra eccellenza internazionale lavorando con gli atenei limitrofi, con il tessuto industriale e quindi creando percorsi che facilitano l’accesso della nostra industria a queste grandi imprese. Industria che infatti è presente nelle grandi infrastrutture moderne e nelle missioni spaziali a cui partecipiamo in modo autorevole. Questa è la nostra forza: non solo siamo sui circuiti internazionali ma ribaltiamo sul territorio – quindi a beneficio della società, dei giovani, della crescita – tutta questa eccellenza scientifica, di conoscenza e tecnologica, di sviluppo di dispositivi innovativi che poi trovano anche altre applicazioni. Questo – conclude D’Amico – è un aspetto importantissimo del nostro istituto che va curato con molta attenzione. Quindi no, non è difficile da gestire; complesso, questo sì”.

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