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Dopo il Post-Internet, molteplicità delle immagini in movimento

A Firenze la mostra "VISIO", domande sull'arte che cambia

Firenze, 14 nov. (askanews) – Ogni anno la mostra “VISIO”, nel più vasto conteso del festival Lo schermo dell’arte di Firenze, ragiona sulle ultime frontiere della ricerca sulle immagini in movimento e, ancora una volta, ci restituisce una fotografia ricca e molteplice del panorama internazionale. Per il 2019 il curatore Leonardo Bigazzi, una delle teste interessanti della scena attuale, ha scelto di concentrarsi sul tema “Images After Post-Internet”.

“Il titolo – ha spiegato Bigazzi ad askanews – gioca un po’ proprio su questo dualismo tra after e post. Qui il ‘Post’ di Post-Internet non vuol dire certamente ‘dopo’ Internet, ma definisce una condizione nella quel c’è ormai una consapevolezza e un rapporto con la Rete che non può essere più ignorato né escluso, e la consapevolezza che l’arte ormai è creata sapendo che verrà condivisa in Rete”.

Da questo assunto deriva il passo successivo, ossia il ragionamento sul modo in cui la nuova prospettiva si traduce nel lavoro degli artisti, e nello spazio espositivo di Palazzo Strozzi – sempre più simbolo di una Firenze che vuole pensare fortemente all’arte contemporanea – si possono incontrare realtà virtuali, videogame, simulazioni immersive, accanto comunque a film di impianto più tradizionale, ma di altrettanta evidenza, anche politica. Perché è chiaro che le possibili risposte alla questione del ‘post’ sono molteplici e plurali. Così come diversi sono i luoghi – anche qui nel senso più largo del termine – che possono accogliere le opere d’arte. “La capacità di muoversi tra il white cube e il black box – ha aggiunto il curatore di VISIO – è secondo me una consapevolezza propria di questa generazione di artisti”.

La mostra di Palazzo Strozzi è forte, a tratti travolgente, vive di una intensità documentativa importante. E’ insomma una testimonianza molteplice che parla, in fondo, delle nostre vite, come scriveva Don DeLillo ormai già più di 20 anni fa, “soffocate dalla tecnologia”. Ed è necessario a un certo punto chiedere a Leonardo Bigazzi in che modo l’arte ci aiuta a riconoscerci in questo mondo, che cosa pensa che possa fare per ciascuno di noi. “Io penso – ci ha risposto – che l’arte debba porre soprattutto delle domande più che dare risposte. Questa è certamente una mostra che fa riflettere, che ci rende consapevole di quelli che sono i rischi che stiamo fronteggiando, per esempio il rischio ambientale, e allo stesso tempo lascia aperta la porta, sta a noi dare delle risposte”.

La sensazione, lasciandosi prendere dalle opere in mostra, è che proprio le domande siano le loro stesse risposte, perché già nel momento in cui si accetta la complessità della formulazione critica si è deciso di prendere una strada, che è una strada di libertà. Poi, appunto, ognuno deciderà come usare tale libertà. Guardando questi video, in fondo, è come se oggi avessimo trovato un modo – provvisorio per definizione, ma presente – di intuire a che cosa serve l’arte. E’ probabile che ci sia di che essere soddisfatti.

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