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Leonardo al Louvre: l’invenzione dell’umano per frammenti

A Parigi una mostra poderosa, in dialogo con Milano

Parigi, 23 ott. (askanews) – Leonardo da Vinci, come Shakespeare, può essere definito in un certo senso l’inventore dell’umano. E visitando la grande retrospettiva che gli dedica il Louvre di Parigi nell’anno del 500esimo anniversario della morte, la sensazione ne viene ulteriormente corroborata. Perché l’esposizione nella capitale francese unisce molti dei dipinti di Leonardo, ma spalanca una vera e propria finestra sul genio universale attraverso i suoi disegni, arrivati a Parigi dai quattro angoli del mondo.

“Leonardo da Vinci – ci ha spiegato Vincent Delieuvin, uno dei curatori –

fu non soltanto un pittore, uno scultore, un architetto, ma anche un uomo affascinato dalla scienza e quindi quando guardiamo le sue pitture e i suoi disegni ritroviamo un po’ di noi, dei nostri interessi. Parla a tutti, è un uomo universale che parla a tutti. Ma poi visitando questa mostra ci rendiamo conto anche che con Leonardo da Vinci siamo di fronte alla bellezza, la bellezza totale”.

Parlando di bellezza è impossibile non citare il volto di Maria nel suo grande tardo capolavoro dedicato a “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino”, forse l’opera pittorica più forte in mostra. “Il viso della Vergine è sospeso tra malinconia e gioia di essere la madre di Dio – ha aggiunto Delieuvin – per me è un dipinto assolutamente eccezionale”.

Altra icona assoluta, “La Belle Ferronière”. “E’ una signora molto sexy e rimane molto misteriosa – ha commentato il curatore – perché si ha l’impressione che ci stia guardando, però poi alla fine lo sguardo è leggermente sul lato, quindi resta con dei pensieri misteriosi e noi non ci stanchiamo di guardarla”.

Ma la forza della mostra al Louvre, si diceva, sta anche altrove, nel meticoloso catalogo dei disegni e nella loro genealogia delle emozioni umane, che il tratto di Leonardo sembra in grado di spiegare come nessuno prima aveva fatto, in un certo senso l’artista sembra inventarle di nuovo. Il disegno come “segno” semantico, insomma, e il paragone letterario vale anche per i dialoghi che si instaurano tra i volti, i frammenti, le storie perdute, i progetti mai realizzati, che qui trovano, mezzo millennio dopo, una nuova unità e una nuova vita. “Leonardo cosa ha fatto? – ha concluso Vincent Delieuvin – Si potrebbe dire quasi niente: ha dipinto poco, non ha realizzato nessuna architettura, nessuna scultura, tutti i suoi studi scientifici non hanno avuto alcuna pubblicazione, però ha potuto godere di una libertà enorme per fare esattamente ciò che voleva con una ricerca totalmente libera”.

Ecco, in questa incompiutezza, in questa mai raggiunta destinazione, in questa ricerca continua c’è forse la grande lezione leonardesca, un’etica del frammento che compone un’estetica totale. E per Milano, che con il palinsesto Leonardo500 ha raccontato il grande artista in più modi, la mostra del Louvre è un’ulteriore occasione di collaborazione internazionale di alto livello, come ci ha confermato l’assessore alla Cultura meneghino, Filippo Del Corno, eccezionalmente davanti alla Gioconda. “La mostra al Louvre – ci ha detto – è una mostra importantissima, così come fu importante quella realizzata nel 2015 a Palazzo Reale, per indagare e sviluppare ancora di più la ricerca su Leonardo da Vinci, sulla sua complessità e in parte anche su alcuni aspetti ancora misteriosi che sono connessi alla sua arte”.

La Gioconda, appunto. Il dipinto più noto di Leonardo non fa parte della mostra, ma resta visitabile, a poche scale di distanza, nel suo nuovo allestimento tra altri capolavori della pittura italiana, con lo stesso biglietto della mostra. I suoi numeri di afflusso, ci spiegano dal Louvre, non erano compatibili con quelli di una mostra temporanea con prenotazione obbligatoria. Quella che invece si continua a muovere è la relazione tra Milano, e in particolare il leonardesco Castello Sforzesco, e il grande museo francese. “Nel 2020 – ci ha confermato Del Corno – faremo una mostra insieme con il Louvre, dedicata alla scultura del Rinascimento italiano, da Donatello a Michelangelo, com prestiti importantissimi che arrivano dal Louvre a Milano e naturalmente che coinvolgerà tanti altri musei, nel segno dell’universalità del linguaggio artistico”.

Chiudere con l’universalità è probabilmente il modo migliore per ripensare al genio di Leonardo da Vinci: quei suoi incredibili frammenti sono, ancora oggi, una delle testimonianze più alte della cultura occidentale, anche in virtù del loro non essere un corpus unico, ma sempre un folle tentativo di dire tutto in maniera discontinua e molteplice.

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