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Prem Rawat: “Il deserto fiorisce se conosci te stesso”

Conversazione con il messaggero mondiale di pace

Roma, 12 giu. (askanews) – Negli studi di askanews Prem Rawat, messaggero di pace in tutto il mondo, viaggiatore sin da bambino, fondatore della Prem Rawat Foundation che si occupa del miglioramento della qualità di vita garantendo pace e dignità per tutti, parla della sua storia e di ciò che ci trasmette il suo libro “Quando il deserto fiorisce”. Rawat, che incontrerà anche il pubblico di Milano il prossimo 16 giugno, è già venuto diverse volte in Italia:

“Questo è il paese di Leonardo – spiega Prem Rawat – dell’arte del rinascimento, un paese che ha dato tanto ed è ancora protagonista. Che cosa si può dire allora se non che non ci si può non innamorare dell’Italia, un paese con questi ideali e con questa storia”.

Quali sono state le motivazioni che l’hanno portata a scrivere questo libro, essendo lei più un oratore che uno scrittore?

“E’ semplice, questo libro è sul potere dell’essere umano. Come in un deserto, dove apparentemente non c’è nulla, ma non è così. Con la pioggia, quando raramente accade, il deserto fiorisce, con meravigliosi colori. Ma serve la pioggia. E la pioggia nella nostra vita è il conoscere se stessi. Questo è il mio messaggio. Tutto quello che si vuole nella vita inizia veramente conoscendo noi stessi. Quella è la pioggia che deve cadere nel tuo deserto per farlo fiorire. Di questo ho sempre parlato e adesso ho avuto l’occasione di raccogliere questo pensiero nel libro”.

Ci sarà anche un prossimo libro?

“Sto lavorando certamente ad un nuovo libro. Molto diverso da questo. Questo parla di un messaggio molto semplice, di storie. Il mio nuovo libro vuole essere molto di più, cioè permettere a chi lo legge di conoscersi, di comprendersi, di ascoltarsi, è quasi pronto e sono molto felice di questo”.

Come è cambiato, con il passare del tempo e l’evoluzione del mondo, il suo messaggio?

“Il messaggio è rimasto lo stesso, sono cambiate le vie con cui viene presentato per adattarlo alle persone nel tempo in cui gli viene trasmesso. Perchè le cose sono cambiate, la tecnologia, i telefonini. Però il contenuto del messaggio non cambia. Ancora dobbiamo sempre mangiare, respirare, dormire, fare tutte le cose di base che l’essere umano fa da migliaia e migliaia di anni. Solo la tecnologia sta cambiando il modo di parlare del messaggio, e mi domando anche se c’è un vero cambiamento con la tecnologia”.

Lei ha incontrato tantissima gente, incontrerà anche i milanesi il prossimo 16 giugno, ha visto l’impatto del suo messaggio?

“Mi preoccupo di presentare il mio messaggio soprattutto nei consessi che si occupano di programmi educativi per la pace, nelle università, ma anche davanti a politici, militari. E la gente resta sempre molto colpita, avvertono il bisogno di conoscere se stessi. Spesso le persone accusano gli altri per ciò che succede, perchè non sanno chi sono. Accusano il sistema giudiziario, la società, ma quando iniziano a comprendere chi sono come persona la trasformazione inizia. Ed è quindi fondamentale conoscersi, Socrate lo disse molto tempo fa, conosci te stesso. Ma lo abbiamo dimenticato, parliamo in termini filosofici non pratici. E a questa praticità che si rivolge il mio messaggio”.

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