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Lunedì 18 Febbraio 2019

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Fusione nucleare, esperimento DTT grande opportunità per l’Italia

Aldo Pizzuto, capo Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare Enea

Roma, (askanews) – Al Centro Enea di Frascati è appena partito il progetto DTT – Divertor Tokamak Test Facility, impianto sperimentale di fusione nucleare, anello di collegamento tra ITER, il reattore in costruzione in Francia, e il grande progetto DEMO che dopo il 2050 dovrebbe immettere in rete energia elettrica da fusione nucleare. L’obiettivo della ricerca sulla fusione nucleare è quello di riprodurre sulla terra la fusione da cui ha origine l’energia del Sole. Di questo askanews ha parlato con l’ing. Aldo Pizzuto, Direttore del Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare dell’Enea.

Dell’energia da fusione nucleare si dice sempre illimitata, pulita, senza scorie. È davvero così? “Assolutamente sì. Non lo diciamo noi, lo dice il mondo intero perché ancorché è una reazione nucleare si basa su elementi leggeri, gassosi, parenti dell’idrogeno che si ricava dall’acqua. Quindi si capisce già che il primo processo di estrazione è qualcosa di sostenibile. Portare questi elementi in condizione di collidere, di unirsi tra di loro per dare origine a un unico elemento, l’elio, rende l’idea del fatto che non ci sono scorie, non ci sono quindi pesi per le future generazioni che altrimenti si troverebbero una non bella eredità. Anche dal punto di vista della sicurezza – prosegue l’ing. Pizzuto – un eventuale incidente non può in nessun caso coinvolgere popolazioni. E poi non emette gas serra. E quindi si ritiene non solo sostenibile ma l’unica possibile opzione da affiancare alle rinnovabili per arrivare veramente a un’era ‘carbon free'”.

Come si presenta il DTT, cosa sarà? “DTT è un esperimento che ha un’importante mission che è quella di portare lo stato dell’arte, la conoscenza, che ITER dimostrerà in maniera inequivocabile, che è possibile ricavare più energia da questo tipo di reazione di quella necessaria per innescarla. Vuole fare degli studi in modo che questo tipo di energia non sia solo sicura, inesauribile e compatibile con l’ambiente ma sia anche utilizzabile. Oggi quello che si pone è il problema del costo. Il problema che questo esperimento si prefigge di risolvere, uno dei più grossi problemi oggi aperti è legato non alla fattibilità o meno ma alla gestibilità dell’energia, a quanto sarà grande questo impianto, quindi quanto sarà alto il costo di investimento. Il ridurlo darà sicuramente più opzioni per mettere sul mercato questa energia che forse è l’unica opportunità per fare a meno degli oli combustibili”.

Quali sono i tempi di realizzazione? “Sette anni e abbiamo già iniziato. In 7 anni potremo cominciare le sperimentazioni”. Chi finanzia il progetto? “Il 50%, pari a 250 milioni di euro, arriva da un prestito della Banca europea degli investimenti, gli altri 250 milioni da Miur, Mise, Enea, da contributi di partner internazionali. E la Regione Lazio che si è impegnata moltissimo perché ha capito perfettamente l’impatto socio-economico dell’impresa. Questo esperimento è un incubatore di imprese eccezionale. La fusione – sottolinea Pizzuto – abbraccia tutte le tecnologie possibili al massimo livello possibile quindi con grosse possibilità di sviluppo. Sarà un esperimento internazionale, allargato a tutto il mondo. È qualcosa che farà bene da tutti i punti di vista al Paese”.

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