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Mercoledì 17 Luglio 2019

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Viaggio tra gli italiani in Giappone, sono circa 5mila

Una presenza che cresce sempre di più

Una presenza storicamente consolidata, con centinaia di aziende e migliaia di cittadini espatriati. Gli italiani in Giappone continuano a crescere di numero e a diffondere la cultura e lo stile italiano in un paese da sempre particolarmente recettivo.

 

Spiega l’ambasciatore italiano a Tokyo Giorgio Starace: “Gli italiani qui di registrati siamo arrivati a 5mila. Era una cosa impensabile rispetto ad alcuni anni fa. Ma dovete considerare che tanti che sono quelli che vanno e vengono. Moltissimi giovani, molti ragazzi che studiano sempre più”

 

Gli italiani che arrivano in Giappone, difficilmente tornano indietro. Carla Formisano, docente di italiano proveniente da Napoli: “Sono arrivata in Giappone nel 1995, quindi abito a Tokyo da 25 anni. Mi trovo molto bene. Sono arrivata in Giappone per studiare la lingua giapponese, poi però ho cominciato a lavorare come insegnante d’italiano. Adesso continuo a fare questo lavoro, insegno italiano agli studenti stranieri, soprattutto giapponesi, sia adulti, sia all università. E un lavoro che mi dà molta soddisfazione, perché i giapponesi sono molto interessi all Italia, alla cultura italiana, alla musica all arte, alla letteratura”.

 

Concettina Bucci, è un altra italiana che vive da più di 20 anni in Giappone e fa l’insegnante in alcune università nipponiche: “La vita in Giappone è abbastanza interessante, perché volendo c’è quasi tutto quello che si desidera, tutto a portata di mano. Un italiano che vuole venire in Giappone forse la prima cosa che deve fare è imparare un po’ la lingua perché se il giapponese con cui si interagisce capisce che un po ‘ il giapponese lo sai, è più predisposto a essere più socievole, amichevole. Molti parleranno in inglese, ma già dire arigato o sayonara può aiutare molto ”

 

Molto alto è l interesse per la cultura italiana. Il professor Paolo Calvetti, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Tokyo: “Per quanto riguarda la cultura italiana in Giappone siamo come Istituto italiano di cultura molto fortunati perché c’è una ricezione e un immagine molto positiva dell Italia. Come istituto italiano di cultura ci interessa soprattutto migliorare le offerte di alcuni ambiti culturali meno conosciuti. Mentre l’opera, la musica classica, il rinascimento per quanto riguarda l’arte sono ben conosciuti e tante attività si svolgono anche in istituzioni giapponesi, altri aspetti invece lo sono meno: la musica contemporanea, il jazz, il teatro trovano maggiori difficoltà. Ed è questa une delle attività sulle quali l’Istituto deve concentrarsi”.

 

Alessandro Borelli è in Giappone da 23 anni ed è manager presso la Arper, un’azienda del settore mobili. Spiega com’è lavorare con i giapponesi: “Con i giapponesi si lavora molto bene finché tutte le questioni, i contratti le imposte, è stabilito. Appena si esce dal previsto, dal pianificato, diventa tutto un po più complicato. Però devo dire che in 23 anni ho visto un miglioramento, non dico elasticità perché è una parola grossa, però i giapponesi si stanno anche un po’ adattando, soprattutto quando lavorano con noi italiani che siamo abbastanza non dico pazzi, ma creativi “.

 

A Tokyo le aziende italiane sono riunite nell’ICCJ, il cui segretario è Davide Fantoni: “Per Camera di commercio s’intende un gruppo di aziende bello sostanzioso, e 13 persone molto giovani, nei 30 anni, che lavorano per promuovere l’Italia, il bello dell’Italia, in maniera anche diversa da come ci si aspetta che una camera di commercio faccia. Sono tanti i settori che tocchiamo. Ultimamente abbiamo lanciato un evento grosso che si chiama ‘Italia amore mio’ di 50mila persone in due giornate”.

 

In Giappone ci sono 120-130 aziende italiane. Ma si tratta solo di quelle che hanno reso pubblica la loro presenza: ce ne sono molte di più che preferiscono non essere evidenziate come insediamento italiano. Aristide Mantellini, direttore dell’Ufficio Ice di Tokyo: “Siamo in un mercato eccezionale, che quest’anno per la prima volta ha importato più di 10 miliardi di dollari dall’Italia. E’ un mercato ancora in espansione che predilige i prodotti di alta qualità, che sono quelli che noi vogliamo vendere, perché è dove c è ancora un margine. Ma è un mercato difficilissimo, che si può affrontare soltanto insieme, come sistema, come gruppi, e quindi è molto importante partecipare ai nostri eventi in gruppo e insieme. Lì abbiamo un impatto determinante e possiamo avere successo. Altrimenti non si riesce”.

 

 

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