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Agricoltura, in centinaia nei campi per “Seminare il futuro”

Iniziativa di EcoNaturaSì per chiedere sementi libere

Roma, (askanews) – Una gioiosa festa della semina ma anche un’occasione per riflettere sull’origine di ciò che arriva sulle nostre tavole.

 

E quello che ha rappresentato “Seminare il futuro”, iniziativa di EcorNaturaSì con cui una trentina di aziende agricole biologiche hanno aperto i loro campi in tutta Italia per sensibilizzare i cittadini sull’importanza di avere sementi libere.

 

Non tutti sanno che oggi gli agricoltori devono obbligatoriamente ricorrere alle cosiddette sementi ibride sviluppate dai grandi produttori, che puntando alla massimizzazione delle rese, danno origine a piante compatibili solo con alte dosi di concimi chimici. Quindi poco adatte all agricoltura biologica e biodinamica.

 

L’unica alternativa sarebbe ricorrere alle sementi antiche, che però sono scarsamente produttive e difficilmente adattabili alle attuali condizioni agricole e climatiche.

 

Da qui l’importanza di coltivare sementi non ibride, come ha spiegato il presidente di EcorNaturaSì, Fabio Brescacin: “E’ importante perché, primo, la sementa ibrida non si può riprodurre, quindi dev’essere comprata tutti gli anni, mentre noi vogliamo sementi che si possano riprodurre. Secondo, vogliamo sementi selezionate per la qualità, non per la quantità”.

 

E terzo aspetto, da non sottovalutare: “La semente ibrida è una semente selezionata dalle grandi multinazionali, quindi dietro la semente c’è veramente un mondo economico finanziario potentissimo. Quindi effettivamente abbiamo bisogno di sementi che in qualche modo giustamente paghino la ricerca. Noi vogliamo come ‘Seminare il futuro’ diventare una fondazione per la ricerca ma che questa non sia di carattere speculativo”.

 

La priorità è dunque supportare le attività di ricerca e sperimentazione sulle sementi non ibride portate avanti dal mondo del biologico e del biodinamico: “Il primo passo da compiere è la ricerca perché effettivamente la ricerca convenzionale ha fatto grandissimi passi negli ultimi decenni e nel biologico si è fatto poco purtroppo, perché i mezzi sono quelli e perché il biologico in fondo è un’agricoltura abbastanza nuova, quindi noi abbiamo bisogno di sementi adatti al bio”.

 

Sul fatto che il mondo del biologico non possa soltanto guardare al passato con le sementi antiche si trova d’accordo Carlo Patacconi, presidente della cooperativa Agricoltura Nuova: “Serve ed è servito il nostro lavoro, la nostra tenacia che per anni in modo testardo e cocciuto abbiamo continuato a dire che si poteva fare un’altra agricoltura. Oggi quella cosa è avvenuta, ormai l’agricoltura biologica si è imposta per il suo valore, per la sua forza, per il nostro lavoro, questo dobbiamo riconoscercelo. Però se noi siamo contadini non possiamo fare quello che non è il nostro mestiere. Noi puntiamo molto sulla ricerca, la ricerca dev’essere applicata per studiare semi per la nostra agricoltura, il nostro ambiente, per il clima che sta cambiando”.

 

Per i bambini intanto prevale il momento di festa, una giornata in campagna, a seminare come veri contadini.

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