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Martedì 16 Ottobre 2018

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Spazio, emergenza Soyuz: il commento del presidente dell’Asi

Battiston: procedure hanno funzionato, ora capire cos'è successo

Milano, 11 ott. (askanews) – “Tutto è andato bene e le procedure di recupero hanno funzionato”. Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Roberto Battiston ha commentato su Asitv, la web Tv dell’Asi, l’incidente occorso giovedì 11 ottobre 2018, durante il lancio verso la Iss, alla navetta spaziale russa Soyuz Ms-10 costretta ad abortire il decollo per un problema al secondo stadio del razzo. Fortunatamente i due uomini dell’equipaggio, l’astronauta americano della Nasa, Nick Hague e il cosmonauta russo di Roscosmos, Alexey Ovchinin, sono tornati sulla Terra con la procedura d’emergenza che prevede un rientro balistico della navicella; stanno bene e sono stati raggiunti e messi al sicuro in tempi brevi dalle squadre di soccorso.

“La Soyuz – ha spiegato Battiston – veicolo russo che attualmente è l’unico che permette di mettere in orbita gli astronauti e di riportarli a casa dalla Iss e svolge questo servizio da decenni; è sviluppato in modo da essere intrinsecamente molto sicuro. In qualsiasi istante, dal momento del lancio al rientro la missione può essere abortita. C’è un meccanismo che permette, con metodi diversi, più o meno rapidi, più o meno impattanti sulle accelerazioni che gli astronauti subiscono, di abortire la missione in qualsiasi istante. Cosa non facile per niente; immaginate cosa vuol dire abortire una missione appena partita dalla rampa di lancio, quando i motori spingono con un’accelerazione molto forte e siamo ancora bassi rispetto al suolo, vi rendete conto della complessità del recupero della capsula che deve essere separata dal propulsore e fatta atterrare con un paracadute. La Soyuz è disegnata e sviluppata per essere recuperata in tutte le condizioni. Abbiamo visto oggi che l’anomalia s’è sviluppata quindi la naveicella era già molto alta, ma ha potuto abortire il decollo e atterrare in condizioni di sicurezza”.

L’avaria si è verificata al momento dell’accensione del secondo stadio, 2 minuti e 45 secondi dopo il lancio: dato che la Soyuz non ha il combustibile sufficiente per raggiungere un’orbita stabile con una spinta ridotta, l’equipaggio ha attivato le procedure per il rientro di emergenza.

La capsula si è quindi separata dal vettore e ha effettuato un rientro balistico, simile a quello che si verifica alla fine di ogni missione ma con un angolo di inserimento più accentuato, il che sottopone l’equipaggio a una maggiore accelerazione di gravità.

“Occorre ora tracciare cosa è successo – ha concluso Battiston – correggerlo e chiaramente introdurre dei meccanismi ulteriori che impediscano in futuro che succeda la stessa cosa”.

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