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Martedì 23 Aprile 2019

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Pollock e la Scuola di New York, a Roma arriva l’action painting

Al Vittoriano fino al 24 febbraio, c'è la grande tela Number 27

Roma, (askanews) – Anticonformismo, introspezione psicologica e sperimentazione sono le tre linee guida della mostra “Pollock e la Scuola di New York”, in scena al Vittoriano di Roma fino al 24 febbraio. Dell’artista americano, considerato uno dei maggiori rappresentanti dell’action painting, spicca il celebre “Number 27”, la grande tela lunga oltre tre metri resa famosa dall’equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari.

In mostra il frutto di una “rivoluzione” nata nel maggio del 1950 attraverso lo scandalo del Metropolitan Museum di New York quando, dallo stesso museo, venne organizzata un’importante mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli action painter e scatenando la rivolta degli esponenti del movimento.

Action painting è innovazione, trasformazione, rottura degli schemi e del passato:

Il curatore della mostra Luca Beatrice: “Roma, nella seconda metà degli anni Cinquanta, fu l’autentico ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti. Roma è stata la città italiana che ha avuto più sensibilità internazionale. Tutto torna dove doveva tornare”.

In mostra anche la copia della rivista Life, del 1949, in cui si decretava Pollock primo artista americano. E un quadro della moglie, anche lei pittrice, Lee Krasner, costretta a cambiare nome per ovviare alle discriminazioni di genere radicate nel sistema dell’arte.

“Lee Krasner è stata parte del successo del marito, un marito che aveva un carattere difficilissimo, che non era semplice da gestire. Elizabeth cambiò il suo nome di battesimo in uno più generico Lee perché il mondo della pittura è sempre stato, soprattutto in quegli anni, eccessivamente maschilista”.

L’esposizione si sviluppa poi in altre cinque sezioni, con gli artisti della Scuola di New York: tra gli altri Mark Rothko, Wilem de Kooning, Franz Kline.

“Pollock ha in qualche modo contribuito in quei 18 mesi che hanno cambiato il mondo e hanno introdotto il concetto di contemporaneo ripartendo dal fatto che la pittura è arrivata a una sorta di quasi grado zero da cui era necessario ripartire”.

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