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Cibo, risorse, ricerca: l’Italia al centro del Mediterraneo

L'impegno di Prima e Milan Center for Food Law and Policy

Milano (askanews) – Un programma di ricerca congiunto sui temi dell’acqua e dell’alimentazione nell’area del Mediterraneo. A Palazzo Isimbardi a Milano il Milan Center for Food Law and Policy e la Fondazione Prima hanno fatto il punto della situazione, alla luce anche del valore cruciale della partita che si gioca sulle risorse primarie. Livia Pomodoro, presidente del Milan Center for Food Law and Policy.

“Certamente – ha detto ad askanews – dovremo tener conto che ci sono moltissime esperienze sulle quali va fatta una riflessione molto approfondita, in un momento anche di grande disagio, perché tutto si tiene: se gli uomini scappano da terre deserte bisogna fare in modo che quelle terre non siano più desertiche. Se gli uomini vanno alla ricerca di un benessere di tipo occidentale bisogna anche capirne le ragioni e cercare di ragionare perché tutti abbiano le stesse opportunità”.

Altro attore principale è la Fondazione Prima, presieduta da Angelo Riccaboni, che ci ha presentato la Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area: “E’ il più ambizioso programma di cooperazione scientifica mai lanciato nel Mediterraneo – ci ha detto – ha mezzo miliardo di budget su sette anni, il che significa che per sette anni c’è un’agenzia basata a Barcellona che riceve le risorse per metà dalla Commissione europea e per metà da Paesi euromediterranei e ogni anno lancia delle call per finanziare ricerche su food e water nel Mediterraneo”.

Tra i relatori a Milano anche Fabrizio Nicoletti, direttore centrale per l’Innovazione e la Ricerca del ministero degli Esteri. “E’ una partita che va giocata da tutti i giocatori – ha spiegato – non solo dall’Italia. L’Italia certamente fa la propria parte, sprigionando energie. Oggi ne abbiamo un esempio, energie significa lavorare insieme, significa essere determinati nel mantenere gli impegni che abbiamo preso a livello onusiano, impegni ce vogliamo mantenere a livello di collaborazione mediterranea”.

“Se la ricerca e l’innovazione riescono a fare crescere in piccola parte queste aree – ha aggiunto il professor Riccaboni – questo può aiutare anche lo sviluppo economico che, come sappiamo, è una condizione indispensabile per affrontare anche i problemi sociali, anche il problema delle migrazioni”.

Continuando a lavorare nel solco di Expo 2015, insomma, l’Italia gioca un ruolo di primo piano, evidenziando un’altra delle tante sfaccettature e letture della situazione attuale nel bacino del Mediterraneo, che è complessa e articolata, non riducibile a slogan elettorali.

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