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Banco Alimentare: 670mila lombardi poveri, c’è anche chi lavora

Povertà colpisce persone e famiglie, non solo alcune categorie

Milano (askanews) – Nonostante i segnali di ripresa economica, chi vive in condizioni di povertà fatica sempre di più a uscirne. Ed è colpito non solo chi ha perso il lavoro ma anche chi ce l’ha, i cosiddetti working poors. Sono i risultati di una ricerca condotta sulle 1.247 strutture caritative partner di Banco Alimentare in collaborazione con Altis (Alta Scuola Impresa e Società) dell’Università Cattolica. Secondo il rapporto annuale dell’associazione in Lombardia sono 670mila le persone in povertà assoluta, il 6,7% della popolazione. 130mila, cioè uno su tre, sono minori, numero in crescita. Un povero lombardo su 2 è italiano, uno su 4 vive a Milano.

Marco Magnelli, direttore Banco Alimentare della Lombardia: “Si conferma un trend in atto da qualche anno, i poveri in Lombardia non sono più determinate categorie sociali ma sono prevalentemente persone e famiglie, lo testimonia il fatto che l’aiuto alimentare si esprime attraverso i pacchi più che come servizio delle unità di strada o delle mense. Quindi non sono categorie sociali come i senza fissa dimora ma le famiglie normali che cadono in condizione di povertà. Sono interessanti anche le cause: al primo posto c’è al lavoro, al secondo la mancanza di reddito e questo per quelli della mia generazione, per cui avere un lavoro significava essere fuori dalla povertà, è motivo di riflessione”.

Nel 2017 Banco Alimentare ha recuperato e raccolto oltre 18mila tonnellate di alimenti che corrispondono a 37,4 milioni di pasti donati, il 23% in più in un anno. L’incremento dei prodotti salvati dallo spreco è stato quasi doppio rispetto al 2012: le 10.887 tonnellate di eccedenze recuperate sono il 58% del totale degli alimenti distribuiti, per la prima volta il cibo recuperato ha superato in percentuale quello raccolto con donazioni. “È importante l’aiuto di tutti per creare dei percorsi che ridiano dignità alle persone e questo lo si può fare solo lavorando assieme, ognuno per le sue specificità”.

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