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Sabato 26 Maggio 2018

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Un mondo senza fumo? Il caso Giappone

Consentita comunicazione lancio prodotti alternativi

Roma, (askanews) – Un mondo senza fumo forse è possibile. C’è un caso particolare, nel mondo, quello di un paese molto avanzato, il Giappone, che potrebbe fare scuola. In Giappone, infatti, le regole sul fumo di sigarette sono piuttosto rigorose: è ad esempio vietato fumare sigarette all’aperto se non in spazi dedicati. E’ però consentita la comunicazione del lancio di prodotti alternativi al fumo tradizionale, come Iqos di Philip Morris o le sigarette elettroniche, e questo sta provocando un costante abbandono, nella popolazione dei fumatori, del fumo tradizionale verso dispositivi a minor rischio potenziale. Lo spiega Germana Barba, Vice presidente Regulatory Strategy and Engagement di PMI

“Il prodotto è un grandissimo successo in paesi come Giappone o Corea, che in modo naturale abbracciano le novità tecnologiche in tutti i settori; il prodotto però sta avendo anche un discreto successo in Italia e in altri paesi europei. Ad oggi abbiamo oltre 5 milioni di persone che hanno abbandonato completamente la sigaretta per passare a Iqos. Ogni giorno stiamiamo che diecimila persone abbandonino la sigaretta per passare a Iqos.

In Giappone ad esempio le regole consentono a noi e ad altri produttori di comunicare ai consumatori le caratteristiche del prodotto ed infatti la nostra posizione è che in Europa e anche in Italia la comunicazione dovrebbe essere consentita, naturalmente previa la presentazione da parte delle manifatture di dati scientifici che corroborino tali affermazioni”.

Eric Feldman, professore di Etica medica e Politiche sanitarie all’universtità della Pennsylvania, ha studiato da vicino il modello giapponese. Ecco cosa ci ha detto:

“Penso che l’esperienza giapponese può insegnarci che la regolamentazione della promozione di un prodotto nuovo, che allo stesso tempo regoli la presenza dei prodotti tradizionali altri sul mercato, può facilitare l informazione dei consumatori e permettere che, grazia alle loro abitudini di consumo, si spostino verso quel determinato settore emergente . Credo che se si riesce a far questo si può essere abbastanza sicuri che il prodotto sul quale si cerca di informare i consumatori sia la scelta migliore che il consumatore possa fare per la riduzione del danno.

Devo dire chiaramente però che la strategia del Giappone è stata involontaria. Non è stata decisa a tavolino. Ci si sono trovati quasi per scommessa e, essendoci trovati hanno anche individuato un sistema di regole che funziona”.

C’è una relazione, a suo giudizio, fra l’aumento dell’uso di Iqos e la riduzione del consumo di sigarette?

“Penso di sì. La maggior parte dei dati raccolti da Japan Tobacco nell ultimo anno hanno registrato un calo del 13% nell uso dei prodotti a tabacco combusto. Ma solo un 4% di riduzione complessiva nell uso di prodotti al tabacco, questo suggerisce che il divario sia formato da consumatori che si sono spostati da prodotti a tabacco a prodotti a tabacco riscaldato. Ci sono alcune prove, per quanto ancora non abbastanza solide, che suggeriscono che almeno una parte di consumatori in Giappone che, abbandonate le sigarette per i prodotti a tabacco riscaldato, lo dicono i dati della Philip Morris, che sono gli unici che ho visto, una volta passati ad Iqos sono rimasti a Iqos, senza tornare alle sigarette o ad altri prodotti”.

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