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Chi ha paura dell’arte contemporanea? La fotografia come antidoto

Conversazione con Genevieve Janvrin della casa d'aste Phillips

Milano (askanews) – Nan Goldin, Wolfgang Tillmans, Andreas Gursky, Jeff Wall… La lista potrebbe continuare a lungo, ma serve solo a ribadire il concetto che molti dei più importanti artisti contemporanei utilizzano la fotografia, con metodologie diverse, per produrre la loro arte. Per analizzare questa osmosi tra due mondi che una volta erano molto distini – quello della fotografia e quello delle cosiddette “belle arti”, oggi grazie al cielo l’aggettivo è stato pressoché ovunque abolito – abbiamo incontrato Genevieve Janvrin, co-head of Photographs per l’Europa della casa d’aste Phillips, che ci ha parlato di come fino agli anni Cinquanta del XX secolo le cose fossero molto diverse da oggi.

“Cartier-Bresson era un fotogiornalista – ha spiegato ad askanews – Irving Penn era un fotografo di moda per Condé Nast. Facevano fotografie per essere pubblicate sulle riviste, non per essere incorniciate e appesa al muro. Ora la fotografia è uscita da questo circolo ed è considerata una forma d’arte a tutti gli effetti. Ci sono artisti come Gursky, Struth e tutti i fotografi contemporanei che producono opere d’arte e che le vendono come tali”.

Janvrin ha sottolineato anche come il mercato della fotografia, ad alti livelli, sia complesso, perché esistono molti tipi diversi di riproducibilità, per dirla con Walter Benjamin, e molte sfumature legate alle diverse edizioni che una immagine può avere. Curioso che, in questo rapporto che si diceva appunto osmotico, il meccanismo delle serie di pezzi sia diventato comune anche nell’arte, come ci hanno ricordato, per esempio, le triplici serie di tre edizioni per ogni scultura proposta da Damien Hirst nella mostra “Treasures from the Wreck of the Unbelievable” a Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia.

Al netto di queste dinamiche, peraltro molto interessanti, la fotografia rappresenta sempre un utile cancello per affacciarsi sul mondo del contemporaneo. “Normalmente – ha aggiunto Genevieve Janvrin – una fotografia è qualcosa che deriva dal mondo esterno, qualcosa che ogni persona può capire. Non serve avere nozioni teoriche per capirla, come invece spesso succede con l’arte contemporanea. E’ un buon livello d’ingresso per chi vuole cominciare a collezionare, anche perché di solito i prezzi sono molto più bassi rispetto a dipinti e sculture e se ne possono davvero trovare per tutti i gusti”.

Forse, alla fine, la sempre più rilevante presenza di fotografie tra gli oggetti d’arte di oggi ci dice una cosa sola, la stessa che ogni attività creativa di primo piano tende a sottolineare da sempre, letteratura in primis: la Realtà è un’invenzione di chi si fa carico di rappresentarla. E il resto, caro principe Amleto, è solo silenzio.

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