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Myanmar e Bangladesh: accordo su rimpatrio Rohingya entro 2 mesi

Intesa dopo colloqui tra Aung San Suu Kyi e il governo di Dacca

Dacca (askanews) – Il Bangladesh e il Myanmar hanno raggiunto un accordo per avviare il rimpatrio, entro due mesi, dei rifugiati Rohingya, L’intesa arriva alla fine dell’incontro tra il ministro degli Esteri del Bangladesh, Mahmood Ali e la leader birmana, il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, avvenuto a Naypyidaw, la capitale politica birmana.

Oltre 620mila Rohingya si sono rifugiati in Bangladesh da agosto 2017, a seguito di una repressione dell’esercito del Myanmar; sono fuggiti dallo stato di Rakhine, dove le forze di sicurezza birmane hanno dato fuoco alle case, ucciso e stuprato, in quella che le stesse Nazioni Unite hanno definito una vera e propria “operazione di pulizia etnica”.

Dopo settimane di accese controversie sui termini del rimpatrio, giocate sulla pelle dei profughi, fra cui migliaia di donne e bambini, i 2 governi hanno messo nero su bianco l’accordo. Dacca ha riferito anche che sarà formato un gruppo di lavoro entro tre settimane, per concordare i dettagli dei rimpatri.

In una breve comunicazione alla stampa, il ministro Mahmood Ali, ha sottolineato che si tratta di “un passo iniziale” e che è importante “iniziare presto a lavorare”.

Resta da capire quanti Rohingya saranno autorizzati a rientrare e quanto durerà il processo di rimpatrio.

Nei giorni precedenti all’incontro, anche l’Alto Rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Sicurezza, Federica Mogherini, dopo aver visitato i campi profughi in Bangladesh, aveva incontrato Aung San Suu Kyi definendo “estremamente incoraggiante” il colloquio per una positiva soluzione della vicenda.

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