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Morte Riina, viaggio a Corleone, un paese marchiato dalla mafia

L'ex sindaco: "Si chiude il capitolo della mafia stragista"

Palermo (askanews) – Tutto tace in vicolo Scorsone 24, a Corleone, dove vive Ninetta Bagarella. I familiari di Totò Riina, morto la notte scorsa all’ospedale di Parma, sono volati al capezzale dell’anziano boss dopo il nulla osta del ministro della Giustizia Orlando. Ma cosa rappresenta per Corleone la morte del Capo di Cosa nostra? Lo abbiamo chiesto a due memorie storiche del paese: l’ex sindaco corleonese Pippo Cipriani, e Dino Paternostro, ex segretario della Camera del Lavoro del paese in provincia di Palermo.

“Le morti non suscitano mai entusiasmo certamente – ha detto Pippo Cipriani – però si capisce che va via una parte importante e pesante della storia di questa città e non solo, atteso che mai nel tempo Rina ha mostrato segni di cedimento, attenzione per le vittime, ripensamento rispetto al male fatto alla città, a se stesso, alla comunità. La mafia non muore con nessuno, certamente si chiude il capitolo della mafia stragista. Riina è l’ultimo rappresentante di grandi latitanti che hanno condizionato pesantemente questa terra”.

“Il nome di Corleone è inchiodato all’idea di essere marchiata a fuoco dalla mafia, essere capitale della mafia – ha detto Dino Paternostro – Con la morte di Riina, dopo la morte di Provenzano e Liggio, io mi sento di fare un appello agli uomini della mafia. I grandi capi sono tutti morti in carcere dopo tanti anni di carcere duro, i beni sono confiscati, i figli marciscono in galera, che futuro si prepara per la mafia? non sarebbe meglio chiudere qui e fare questo grosso regalo a Corleone? Abbandonare questa organizzazione criminale? Solo così il paese potrà separare il suo destino da quello di essere paese di mafia. L’impegno antimafia continuerà ma ci vorrebbe una presa d’atto da parte dei mafiosi per capire che essere mafiosi non paga, non serve”.

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