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Martedì 21 Novembre 2017

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Stirpe: attrarre intelligenze è vitale per la ricerca italiana

Per giovani ricerca è passione. Negargliela significa decadenza

Roma, (askanews) – Fare ricerca in Italia oggi è un percorso irto di ostacoli: i fondi, i finanziamenti, la burocrazia. E pur trattandosi di un tassello fondamentale per lo sviluppo sociale e culturale di un Paese, l’Italia è tra i Paesi europei nelle posizioni più arretrate per quanto riguarda la percentuale del Prodotto interno lordo (Pil) investito nella ricerca scientifica.

Askanews ne parla con Mario Stirpe, presidente dell’IRCCS Fondazione G.B.Bietti che si occupa delle patologie dell’occhio: “Nessuna nazione è depositaria dell’intelligenza e diventano più forti le nazioni che sanno attrarre l’intelligenza e sono disgraziate quelle che la lasciano andare via. Questo dovrebbe essere pensato in primis. La ricerca non dà un risultato immediato ma a lungo termine. Basti guardare le molecole che vengono studiate, ad esempio: sono una ricchezza enorme. Oggi le case farmaceutiche sono ricche. In Italia una volta c’erano molte società nazionali, oggi sono pochissime: tutte multinazionali e con residenza e stato fiscale al di fuori dell’Italia” .

Serve ovviamente anche dare spazio ai giovani, che troppo spesso sono costretti a cercare lavoro all’estero: “Il giovane che si avvicina alla ricerca – spiega il professore – non lo fa per fare soldi, ma per una passione e questa passione oggi nel nostro Paese gli viene negata e questo è un delitto perché noi avremo una decadenza”.

Ma una via per rilanciare la ricerca nel nostro Paese c’è già ed è quella intrapresa con gli Istituti di Ricerca, Ricovero e Cura:” Gli Irccs hanno il vantaggio intanto di essere pochi e di essere controllati da Ministero come la Salute che ha più interesse nel vedere lo sviluppo diretto. La ricerca che noi facciamo si chiama traslazionale, cioè non fine a se stessa ma deve vedere un fine applicativo sul malato. Il vantaggio grande anche di queste strutture e’ quello di attrarre i finanziatori. Nel nostro Istituto è entrata la Fondazione Roma, questo ha avvantaggiato moltissimo non solo la struttura perché ci permette di avere la strumentazione più moderna e aggiornata per la ricerca, ma anche le borse di studio per i ricercatori”.

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