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Cannabis, ambiguità legge fa esplodere mercato fiori di canapa

Dopo stop legalizzazione la provocazione della azienda Easy joint

Roma, (askanews) – Negli studi di askanews intervistiamo Luca Marola, tra gli ideatori di Easy joint, un’azienda che commercializza fiori di canapa con un basso contenuto di thc (inferiore allo 0,2%), la sostanza psicotropa della cannabis e che vende questi fiori su internet e ad oltre 200 aziende sul territorio italiano.

L’idea di Easy joint è nata quando il ddl base è stato trasformato e trasfigurato fino alla sua approvazione a gennaio. Ossia quando l’ossessione della droga ha portato a eliminare dalla legge il fiore della canapa che naturalmente lo produce come tutte le altre piante. Visto che però in Italia non c’è nessuna legge che impedisce esplicitamente la vendita del fiore senza thc, abbiamo deciso di inserire in commercio questo fiore per creare una sorta di provocazione istituzionale e portare l’attenzione dei media e del legislatore su un fenomeno naturale che noi abbiamo trasformato in fenomeno commerciale, fondamentale per mantenere in piedi tutta la filiera”.

Ad oggi la fotografia quel è per chi lavora in questo settore al di là dell’utilizzo possibile ormai considerato lecito con legge di tutto quello che è prodotto attraverso la pianta tranne che con il fiore?

“La pianta può essere coltivata per la produzione del seme e quindi gli alimenti ma anche qui tutti i vincoli e i limiti che le leggi precendenti avevano imposto non sono stati rimossi e non dovrebbero essere rimossi dalla bozza di decreto del ministero della salute che deve stabilire il limite massimo di thc negli alimenti. Si parlerebbe nel decreto di parti per milione quindi quantità insignificanti da qualunque punto di vista”.

Quindi se il limite dovesse essere così basso già le tante aziende che sono sul mercato e che vendono sia su internet sia in negozi fisici prodotti alimentari di canapa come olio, farine, pasta, saponi e cosmetici “sono a rischio di sequestro, quindi anche quell’aspetto non è stato migliorato”.

Sulla “cannabis terapeutica non c’è molto di nuovo nel testo” che attende di essere votato dal Parlamento “rispetto alla legge cosidetta Di Bella di Liva Turco sulle cure palliative. Quindi mette ordine tra le varie legislazioni regionali e poco più. L’unico fornitore italiano è lo Stato attraverso l’istituto chimico-farmaceutico militare di Firenze che non riesce a soddisfare” la domanda. “Prova ne è in questi giorni: basta andare nelle farmacie e chiedere ai farmacisti se arriva l’approvvigionamento necessario nelle farmacie di cannabis a scopo terapeutico”.

Da oggi in poi cosa succede con questa battuta d’arresto? “L’ossessione proibizionista di pochi soggetti negli stessi posti, qualunque sia il governo che cambia, certi ministeri sono sempre in mano ai paladini del proibizionismo, e si parla di Lorenzin al ministero della Sanità, la situazione oggi è bloccata come fossimo nel 1990 quando venne approvata la legge sugli stupefacenti”.

Che conseguenza ha l’ambiguità che rimane sul settore, sul giro d’affari? “Assoluta. L’italia è riconosciuta come un’eccellenza nella produzione agroalimentare anche per la canapa. Avere delle normative che impediscono alle aziende le trasformazioni vuol dire lasciarci al palo”.

“Easy joint sta incarnando esattamente lo spirito della legge a sostegno e a tutela della filiera. Noi abbiamo preso un prodotto che non era commerciale, non aveva alcun valore, lo abbiamo moltiplicato per non so che valore, ora l’inflorescenza negata dalla legge tiene in piedi le aziende. Quindi noi stiamo incarnando lo spirito della legge ma siamo fuori legge. Una legge invece che dichiara di dover sostenere la filiera e rilanciarla, mantiene tutti i vincoli e i lacciuoli che non hanno alcuna attinenza con la realtà e con dati oggettivi per tenere bloccata l’intera filiera della canapa”.

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