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Hauser & Wirth e Fondazione Piero Manzoni: accordo di esclusiva

Art Basel prima uscita: Achrome già venduto per oltre 11 milioni

Basilea (askanews) – A più di 50 anni dalla morte di Piero Manzoni, la Fondazione che porta il suo nome ha siglato un importante accordo di esclusiva mondiale con la galleria Hauser & Wirth, impresa globale partita dalla Svizzera, ma che ora vanta sedi, oltre che a Zurigo, anche a Londra, New York e Los Angeles e che da qualche anno si è stabilmente insediata nel ristrettissimo gruppo delle gallerie più importanti del mondo.

 

La fiera Art Basel è stata la prima occasione ufficiale per presentare la partnership e nello stand di Hauser & Wirth sono stati esposti due pezzi di Piero.

 

“Manzoni – ha detto ad askanews Marc Payot, partner e vicepresidente della galleria – per noi è un sogno che diventa realtà. E’ una figura così rilevante nella storia dell’arte europea, così radicale per il suo tempo, e per noi avere l’opportunità di rappresentare la Fondazione significa renderlo rilevante nell’arte contemporanea e promuoverlo globalmente dalla Cina al Sudamerica”.

 

A rappresentare la Fondazione Piero Manzoni a Basilea c’era la direttrice, nonché nipote dell’artista, Rosalia Pasqualino di Marineo.

 

“Per la Fondazione Piero Manzoni – ci ha spiegato – è molto importante questo accordo fatto con Hauser & Wirth, perché dà non soltanto il supporto a tutte le attività della Fondazione, ma anche la possibilità di portare avanti progetti speciali, come il nuovo catalogo online, che verrà fatto nei prossimi due anni, o anche progetti espositivi particolari che faremo nelle loro gallerie o anche in istituzioni pubbliche straniere”.

 

Una promozione che comprende, ovviamente, anche i rapporti con i potenziali compratori e da Basilea è subito rimbalzata la notizia della vendita di un Achrome per oltre 11 milioni di euro. Nella filosofia di Hauser & Wirth, però, la valorizzazione di un artista non riguarda solo la sfera economica, ma anche quella di ricerca, per esempio attraverso il confronto tra i grandi artisti rappresentati.

 

“Quando si guarda il lavoro di Mike Kelley, che nello stand abbiamo messo accanto a Manzoni – ha aggiunto Marc Payot – si vede il parallelo tra il modo radicale in cui Kelley ha affrontato il suo dipinto, per la sua epoca, e quello in cui lo ha affrontato Manzoni. Questo confronto ci affascina molto”.

 

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