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Giovedì 22 Giugno 2017

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Amnesty: la retorica del noi contro loro da Trump alla Turchia

Il rapporto 2016-2017 sulle violazioni dei diritti umani

Roma, (askanews) – Dall’ascesa di Donald Trump negli Usa alla guerra di Rodrigo Duterte alla droga nelle Filippine, dalle politiche autoritarie di Erdogan e Orban in Turchia e Ungheria alle misure anti-terrorismo in Francia e Grand Bretagna, dalla cronica violazione dei diritti in Arabia Saudita e in Iran ai conflitti in Siria e Sud Sudan. Gli esponenti politici che brandiscono la retorica deleteria e disumanizzante del “noi contro loro” stanno creando un mondo sempre più diviso e pericoloso: è questo l’allarme lanciato da Amnesty International nel Rapporto 2016-2017.

Una politica della divisione molto pericolosa che attacca migranti, rifugiati, donne, persone Lgbt, poveri, come spiega il portavoce di Amnesty in Italia Riccardo Noury:

“E’ una retorica che sta avvelenando il mondo, che produce discorsi di odio e azioni di odio e parte da una premessa ianccettabile cioè che ci sono gruppi di persone che hanno meno umanità e meno diritti di altri. Quando si cercano capri espiatori per mascherare la propria incapacità di garantire diritti economici e sociali si creano paure e insicurezze e un mondo diviso. L’esempio è Trump, ma prima di Trump ci sono stati altri e dopo ce ne saranno altri ancora purtroppo”.

La politica del “noi contro loro” sta prendendo forma a livello internazionale e il Rapporto di Amnesty International documenta crimini di guerra in almeno 23 paesi e respingimenti da 36 paesi. Una situazione di contrapposizione che si sta diffondendo in modo allarmante anche in Europa, come ha spiegato il direttore di Amnesty Gianni Rufini:

“L’Europa vede i propri diritti in crisi, vede i diritti dei cittadini europei messi in discussione, dalle politiche antiterrorismo in Francia, dove è stato possibile abusare dei diritti dei cittadini in 1.000 occasioni durante indagini e prequisizioni delle forze di sicurezza sul territorismo, alla Gran Bretagna con campagne di sorveglianza di massa e l’aumento dei crimini di odio verso stranieri, migranti e anche rifugiati. O ancora il governo Orban in Ungheria e il nuovo governo polacco che sta attuando politiche discriminanti. L’Europa sta facendo drammatici passi indietro, non è più il bastione dei diritti umani, che proteggeva per i cittadini del mondo”.

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