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RD Congo, tra gli 11mila sfollati di Kalemie aiutati da Avsi

Sono le vittime di un conflitto dimenticato

Kalemie (askanews) – “Sono scappata dopo aver perso tutto”, racconta Jaqueline, che dopo una fuga durata 25 chilometri percorsi con il suo bambino sulla schiena è arrivata a Kalemie. Un gruppo di uomini armati ha fatto incursione nel suo villaggio, bruciato le case e ucciso suo marito. Lei e il figlio sono salvi per miracolo.

La Repubblica Democratica del Congo, terra di scontri spesso dimenticati, in questi giorni vive le violenze tra gli allevatori pigmei e gli agricoltori luba, quest’ultima etnia popola la provincia del Tanganika, nell’est del Paese. Un conflitto antico, ma che nell’ultimo anno si è inasprito al punto da mettere in ginocchio un’intera regione: centinaia di morti, decine di migliaia gli sfollati.

Fondazione Avsi, che in Repubblica Democratica del Congo è presente dal 1972, si è attivata per sostenere la popolazione in fuga con un progetto finanziato da UNICEF che prevede la distribuzione di beni di prima necessità a chi è fuggito.

Il grosso di chi scappa non trova rifugio nei campi profughi, ma sopravvive grazie alla generosità della popolazione che li ospita, altri cercano riparo nelle chiese o in edifici abbandonati.

Così, se numerosi villaggi sono ormai svuotati, altri diventano pericolosamente sovrappopolati come Kalemie, un villaggio di circa 600 mila abitanti che ogni giorno accoglie centinaia di sfollati. Dal mese di dicembre ad oggi, 11.000 persone hanno ricevuto l’assistenza nell’ambito del progetto Risposta Rapida ai Movimenti di popolazione, ma l’emergenza continua.

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