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A Napoli rinasce l’ex biblioteca della Stazione zoologica

Il concorso per architetti finanziato dalla Fondazione Inarcassa

Napoli (askanews) – Nuova vita al corpo centrale dell’ex biblioteca della stazione zoologica “Anton Dhorn” di Napoli. Grazie a un concorso di progettazione, indetto dalla Fondazione Inarcassa, è stato scelto il progetto che garantirà un futuro alla struttura partenopea.

Il vincitore è stato l’architetto 31enne napoletano, Sossio De Vita, che ha puntato sui concetti di “autonomia” e “specificità” per rigenerare uno spazio realizzato nel 1959 da Frediano Frediani.

“L’idea è considerare l’architettura come un processo organico – ha spiegato – come insegna il grande scienziato D’Arcy Thomson, gli organismi non sono solo quelli viventi ma quelli che hanno vissuto. La stazione zoologica ha avuto un evoluzione in quattro fasi nell ultimo secolo e mezzo. Il mio intervento cerca di considerare questo processo, dando una risposta di autonomia e specificità, con un approccio progettuale della nostra epoca che tiene presente la memoria, recuperando ad esempio il concetto della teca e della vasca e includendo elementi di memoria del naturalismo come animali imbalsamati o esemplari”.

Al concorso, organizzato secondo la procedura già utilizzata per la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli e aperto ad architetti e ingegneri cittadini europei, sono stati presentati 68 progetti: solo 15 di questi però, sono stati selezionati per la seconda fase del bando. Layout funzionale, composizione architettonica e sostenibilità ambientale sono stati i criteri di valutazione della commissione giudicatrice, come spiega Andrea Tomasi, presidente della Fondazione Inarcassa.

“Il sito attuale – ha detto – è composto da una volumetria importante di qualità ottocentesca che, però, a metà degli anni ’50 è stata intasata con un architettura piuttosto anonima e modesta, sicuramente passiva. Dar vita a questo nuovo progetto è stato molto difficile perché gli architetti italiani non sono abituati a intervenire all interno di un tessuto di qualità storico, siamo più predisposti al restauro piuttosto che alla sostituzione edilizia”.

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