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“Tavola del Silenzio”, a Roma il tributo per pace e migranti

All'Ara Pacis installazione barca-memoriale per vittime mare

Roma, (askanews) – La Tavola del Silenzio”, un’opera artistica che parla di pace e di integrazione. L’installazione, che ha avuto eco internazionale, è ora in mostra all’Ara Pacis a Roma. A parlarne è Rossella Vasta, l’artista che ha concepito l’opera: “The Table of Silente, è un’iniziativa che nasce nel 2005. Si basa su concetti molto semplici. Che sono quelli dell’ospitalità. Fin dai primordi la tavola è il luogo dove l’umanità si riunisce e poi ci sono gli scambi. Sia di tipo culturale che intellettuale. Ma sicuramente è un luogo di pace. E’ questa condivisione dell’idea dell’ospitalità viene espressa attraverso quest’opera scultoria di 100 piatti-scultura che sono realizzati in terracotta con un basso rilievo realizzato con mezzo ingobbio che rappresenta un ideogramma. Una tavola che attende degli ospiti”.

Un’opera d’arte che l’autrice ama lasciare ad altri colleghi per la sua evoluzione: “E’ importante fare esperienza di pace. Allora la tavola viaggia per Paesi e io decido di fare silenzio. In che modo? il fatto che non sia io ad installare la tavola. Lascio che in ogni Paese dove la tavola si reca ospite, ci sia un artista che installa la tavola. L’invito a Tavola dove ‘l’artista’ apparecchia simbolicamente la tavola. Quindi ogni volta questa installazione non si sa che forma prenderà”.

Un’opera che ha fatto il giro del mondo. Dal Giappone agli Stati Uniti… “L’installazione è partita da Tokyo, è stata invitata a Tokyo nel 2006. Al Creative Center di Showdom Italia che è una sorta di piazza italiana. E lì è stato interessante perché è stata installata da un architetto giapponese. E vicino a questa tavola si è spostato ad un altro silenzio che è il silenzio del rito del tè. Ma tra i vari appuntamenti che in qualche modo hanno dato un corpo a questa tavola c’è appunto la coreografia alla quale la nota coreografa Jaquilin Pugliesi ha dato il nome “Table of Silente of 9/11″ che commemora a partire dal 2011, quindi il decimo anniversario del crollo delle Torri Gemelle, il dramma che ha colpito tutto l’occidente”.

Un dramma di 15 anni fa che evoca quello dei giorni nostri nel Mediterraneo. A ground zero come quelle del mare, le vittime sono colpite dallo stesso male: terrorismo e intolleranza. La critica d’arte Roberta Semeraro curatrice della mostra ci spiega perché nell’installazione c’è una barca: “Con Rossella abbiamo cercato di lavorare con questi artigiani di Lampedusa: I maestri d’ascia che hanno realizzato la barca su simboli narrativi, proprio perché siano comprensibili a tutti. Quindi possa far raggiungere il messaggio a chiunque. Anche perché il problema dell’immigrazione è un dato di fatto. Qualcosa che vive con noi e che appartiene a noi”.

Una fusione tra l’idea artistica e il tocco artigianale che entusiasma l’artista: “La cosa bella è che la barca è stata fatta dai maestri d’ascia Giuseppe Balestrieri e Giuseppe Tuccio, che ha avuto questa intuizione di raccogliere i legni delle barche vittime dei naufragi e quindi ha creato queste croci. Un modo per commemorare queste vittime”.

Vittime a cui si deve compassione, come raccomanda sempre Papa Francesco: “Questo è l’anno della Misericordia. Questa mostra chiude l’anno della Misericordia. Io ho pensato a questo mare. Il Mar Mediterraneo, a tutte queste vittime. Al dolore interno. Interno al mare. Interno a noi stessi. E così ho pensato così come a New York la tavola commemora le vittime dell’11 settembre, qui in Italia le vittime del Mediterraneo non sono solo le vittime italiane, ma le vittime dell’Europa, le vittime del mondo”.

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