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Giovedì 23 Marzo 2017

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Enit, ecco la ricetta per il rilancio del turismo in Italia

Presentato piano triennale. Christillin: c'è chi ci vuole chiusi

Roma, (askanews) – “Potrebbe darsi benissimo che a fine conferenza il governo ci dice che dobbiamo chiudere. Qualcuno vorrebbe così ma per adesso ci vedete e siamo ancora qua vivi e vegeti”.

Polemico, garbato ma esplicito, esordio di Evelina Christillin, presidente dell’ultima versione dell’Enit, oggi Agenzia nazionale del turismo, nella conferenza di presentazione del piano triennale 2016-18 per il rilancio del turismo. A non essere andata giù è la recente uscita del presidente Alitalia, Montezemolo, che aveva parlato della necessità per il Belpaese di dotarsi di un vero top tour operator incoming, cioè di accoglienza dei turisti stranieri in Italia. Come a dire, l’Enit che ci sta a fare. La risposta è arrivata in diretta, con Dorina Bianchi, sottosegretario al ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: non sarà questo governo a chiudere l’Enit visto che lo ha dotato per i prossimi 3 anni per 84 milioni di euro.

“La strategia è quella di valorizzare tutti i tipi di turismi che ci sono oggi nel nostro paese, non soltanto le grandi città d’arte ma i piccoli centri, i cammini, il turismo enogastronomico, lo sport, i grandi eventi, il turismo congressuale – dice Bianchi -. Per fare tutto questo c’è bisogno, oltre alla strategia, di chi vende, e per questo abbiamo investito e valorizzato l’agenzia Enit che ha cambiato il suo stato, con nuovi manager che hanno il compito di portare il brand Italia nel mondo”.

Un brand quello Italia, come ha ricordato il consigliere Enit Fabio Maria Lazzerini, tra i più forti al mondo. Da presidiare ed in tal senso la strada da percorrere è quella di colmare il gap di performance rispetto ai fan globali tra quello che la desiderata Italia promette e quello che poi non mantiene. Carenze infrastrutturali, di sistema, di capacità recettiva: in questa direzione, oltre ai cluster di azione ricordati dal sottosegretario Bianchi, va ad esempio il varo dei progetti interregionali di eccellenza.

Per quanto riguarda infine gli obiettivi del piano triennale, al primo posto l’incremento della spesa media, invertendo il concetto che il successo del settore si misura contando le teste e non la loro spesa, poi l’aumento dei flussi, più turismo sostenibile e promozione dei nuovi turismi. Come? In primis con più sedi e programmi all’estero, nelle aree a maggior sviluppo. L’Europa, certo, che vale ancora l’80% degli arrivi, ma la vera spinta, come per tutta l’economia mondiale, è verso l’Asia. Un solo dato: a Mumbai, per tutto il subcontinente indiano, l’Italia turistica è stata finora promossa da una sola persona. E’ tempo decisamente di cambiare.

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