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Lunedì 26 Giugno 2017

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A Milano la conferenza ICOM: come cambia il paesaggio culturale

Si riuniscono tutti i musei del mondo, ovazione per Christo

Milano (askanews) – La cultura per difendere la diversità e ripensare il rapporto tra i musei e il paesaggio culturale che intorno a essi ruota e vive. Di questo si parla nella 24esima Conferenza generale di ICOM, il Consiglio internazionale dei musei, che va in scena a Milano fino al 9 luglio. Alla cerimonia inaugurale ha preso parte anche il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo Dario Franceschini, che ha sottolineato la necessità di concentrarsi sulla formula museo da tutti i punti di vista.

“Parlo di servizi aggiuntivi – ha detto il ministro – parlo di supporto per i turisti e per i cittadini, perché oggi chi va in un museo non si accontenta più di vedere una bella collezione di opere d’arte o di reperti come la vedeva 50 o 60 anni fa, ma vuole nel museo vivere un’esperienza”.

Un’esperienza che, almeno per quanto riguarda i musei statali italiani, nei primi quattro mesi del 2016 ha portato a un +9,3% dei visitatori, ossia un milione di persone in più. Numeri positivi anche per Milano, e il sindaco Giuseppe Sala ha parlato di una crescita, nel primo semestre dell’anno, del 20% complessivo.

“Negli ultimi anni, grazie sia all’Esposizione universale 2015 tenutasi a Milano – ha detto Sala dal palco – sia al lavoro di preparazione che tutta Milano ha affrontato con unità e coraggio, abbiamo dimostrato che la forza di una città e di un territorio è la cultura”.

Una cultura che la Conferenza di Icom identifica nella diversità e nella necessità di preservarla, anche come antidoto alla violenza e al terrorismo. Per fare questo a Milano sono arrivati oltre 3mila professionisti museali provenienti da 130 Paesi, e il premio Nobel per la Letteratura turco Orhan Pamuk è intervenuto con un lungo videomessaggio, nel quale ha sottolineato la stretta relazione tra i musei e il suo essere diventato romanziere.

Il clou della cerimonia, però, è stato rappresentato dalla presenza di Christo, curiosamente artista da sempre non museale nè museabile in senso classico, accolto da una vera ovazione all’indomani della chiusura dell’installazione The Floating Piers sul lago d’Iseo.

“Io amo fare un’arte che è totalmente inutile – ha detto dal palco – totalmente irrazionale, irresponsabile, senza giustificazione. Il mondo potrebbe andare avanti benissimo senza questi progetti. Per questo l’arte è qualcosa che solo gli esseri umani possono fare e io la voglio fare fino alla fine della mia vita”.

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