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Giovedì 23 Novembre 2017

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Viscri, il villaggio in Transilvania dove il tempo si è fermato

Turismo sostenibile: alla scoperta della Romania rurale

Roma, (askanews) – Una stradina di ghiaia bianca e casette basse colorate, un villaggio tradizionale nel cuore della Transilvania. A Viscri, il tempo sembra essersi fermato e i circa 400 abitanti si autosostengono, vivono dei loro prodotti e li vendono ai turisti tanto da essere diventati un esempio eccellente di turismo sostenibile dove ritrovare abitudini e stili di vita antichissimi.

Il villaggio con la sua chiesa fortificata oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco, un tempo era uno dei tanti paesini costruito dai coloni sassoni nel XII secolo, costruito come una fortezza per difendersi dalle invasioni. Ma Viscri a differenza di molti altri, è riuscito a sopravvivere all’esodo dei tedeschi poco dopo il crollo del comunismo, rischiava di restare isolato ed è stato rivitalizzato, anche grazie alla fondazione “Mihai Emineascu Trust” fondata per salvaguardare la cultura e le specificità rurali, di cui oggi è direttrice Caroline Fernolend, che si autodefinisce la “padrona del villaggio”. Il merito è suo, ha saputo valorizzare i prodotti locali e ha organizzato una ventina di guest house per rilanciare Viscri anche come meta di un turismo alternativo, per chi cerca un’esperienza vera e rurale.

“E’ stata una necessità – spiega – perché qui nel villaggio non abbiamo lavoro, ma io ho capito che abbiamo alcuni valori che altri paesi hanno perso con lo sviluppo, noi invece con il comunismo non abbiamo avuto uno sviluppo così rapido e mi sono resa conto che era la sola opportunità per migliorare la qualità della nostra vita, di tutta la comunità. Quindi abbiamo iniziato a essere orgogliosi di quello che abbiamo, le case, il cibo, gli animali, il vino, abbiamo una forte produzione artigianale, una associazione di agricoltori, mungiamo le mucche, abbiamo una vita normale, tutto quello che ci serve, una vita autentica”.

Dal 2002 Viscri è stata inserita anche nelle guide Routard in Francia e si è fatta conoscere sempre di più. Lo stesso principe Carlo d’Inghilterra, grande sostenitore dell’architettura sostenibile, ne è rimasto affascinato e ha sostenuto fortemente la sua rinascita. Lo scorso anno, racconta Caroline sono arrivati 32mila visitatori: possono acquistare le loro calze o altri abiti fatti con la lana, marmellate, formaggi, vino, la Palinka, bevanda alcolica tradizionale ungherese che fa suo marito, e dormire spendendo dai 25 ai 60 euro con colazione e pasto compreso. E la pittoresca chiesa al suo interno ospita un vero museo di oggetti e prodotti tradizionali per capire meglio le usanze del villaggio, c’è persino l’abito da sposa di Caroline.

L’idea è esportare questo modello ad altri villaggi, lei si sta dando da fare in altri 96.

“Ora lavoro in questi altri villaggi e voglio invitare i turisti dal resto del mondo a esplorare la vera Romania rurale che è quella vera. Io credo che i valori reali siano proprio qui”.

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