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Agrofarma difende il glifosato: “Senza, le erbe strappate a mano”

Il 23 giugno nuovo voto Ue su riautorizzazione dell'erbicida

Roma, (askanews) – Se usato nelle dosi indicate il glifosato non è pericoloso per la salute. A difendere l’erbicida più diffuso al mondo, la cui possibile cancerogenità sta dividendo il mondo scientifico e anche quello politico, è Andrea Barella, presidente di Agrofarma, una delle 17 associazioni di Federchimica, Federazione nazionale dell’industria chimica.

“Oggi siamo di fronte a un prodotto che sicuramente per le sue caratteristiche non possiamo dire che sia pericoloso se utilizzato secondo le dosi di etichetta – ha spiegato in un’intervista nello studio di askanews – Non dimentichiamo una cosa: che senza questo prodotto, gli agricoltori dovrebbero ritornare a togliere le erbe dai campi a mano”.

Il glifosato è stato giudicato nel 2015 “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc, gruppo di ricercatori che lavora per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ma l’Autorità di sicurezza alimentare di Parma (Efsa) ha clamorosamente smentito quelle conclusioni, valutando come “improbabile” di rischio di cancerogenità l’erbicida.

Dopo il rinvio del voto, che ha visto l’astensione di 7 paesi, tra cui Francia, Italia e Germania, il 23 giugno la Comissione europea ripresenterà ai rappresentanti dei governi dei 28 in istanza di appello la proposta di prorogare per un anno e mezzo al massimo (la richiesta iniziale era di 15 anni) l’autorizzazione Ue alla commercializzazione del glifosato, in attesa del giudizio degli esperti dell’Echa, l’agenzia europea per le sostanze chimiche, previsto entro luglio 2017.

“Io assolutamente mi auguro che entro il 30 giugno la commissione europea raggiunga una maggioranza qualificata per rinnovare l’autorizzazione del prodotto – ha sottolineato Barella – Il prodotto in sé non è da ritenere pericoloso se utilizzato correttamente, ma soprattutto per non demolire un principio che è quello dell’autorità scientifica che legifera su queste cose, perché altrimenti rimetteremmo in discussione tutto il sistema che abbiamo creato registrativo, che in Europa e in Italia di conseguenza è il più rigido al mondo”.

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