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Sostenibilità, agenda Onu 2030 e l’importanza del private sector

Marco Frey (Global Compact): sostenibile significa competitivo

Roma, (askanews) – Il professor Marco Frey, direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presidente della Fondazione Global Compact Network Italia, fa il punto ad askanews del crescente sostegno del private sector ai temi della sostenibilità, soprattutto in riferimento agli obiettivi indicati dall’Onu nell’Agenda 2030:

“La Fondazione – spiega Frey – è l’esperienza italiana di un network globale creato dalle Nazioni Unite alla fine dello scorso millennio insieme al settore privato. L’impegno è quello di far sì che il private sector condivida la sfida della sostenibilità. Fino a qualche anno fa era impensabile vedere su questi temi insieme pubblico e privato, sulla fame nel mondo o uno sviluppo equo. Questo percorso invece si è avviato ed è diventato interessante, con 12 mila soggetti impegnati, due terzi dei quali sono imprese e un terzo Università o centri di ricerca. Insieme anche in funzione della cosiddetta agenda 2030 dell’Onu che indica 17 obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Cresce anche in Italia l’attenzione alla sostenibilità. Un esempio ultimo arriva dalla costituzione dell’Asvis, l’associazione per lo sviluppo sostenibile:

“Sì, anche se il percorso resta lungo, sono processi di penetrazione a livello sociale, economico, culturale. La sostenibilità è diventata di definizione comune nel 1992, con la conferenza di Rio. Nell’ultimo decennio c’è stato un rallentamento, poi il rilancio nel 2012 con la conferenza Rio+20. Si tratta adesso di fare un salto di qualità in avanti. E molte imprese hanno capito che alla sfida della sostenibilità è legata la competitività. Lo dicono ogni anno i dati del rapporto Green Italy di Fondazione Symbola e Unioncamere: c’è un terzo del sistena produttivo italiano già orientato verso una logica in cui qualità, internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità sono di fatto la stessa cosa. Questo è molto importante a livello italiano ed europeo. Siamo quindi a un buon punto. E poi c’è il fattore crisi, che ha evidenziato come sia necessario il cambio del modello di sviluppo”.

“Forse il tema più interessante – prosegue Frey – per capire a che punto siamo è quello della circolarità. Siamo un paese povero di materie prime, abituato al riuso. E questa è un’eccellenza. La strada è far sì che questa qualità unica italiana possa diventare parte di un’azione di sistema”.

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